Se non usi Internet Explorer, clicca qui
per ascoltare un commento sonoro; altrimenti accendi le casse se vuoi ascoltare un mio brano ispirato a questi luoghi
Apri qui una galleria di immagini
Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Tartano-Gavazzi-Caneva-Alpe Torrenzuolo-Pizzo Torrenzuolo |
4 h |
1180 |
E |

APRI QUI UNA MAPPA DI QUESTI LUOGHI ELABORATA SULLA BASE DI GOOGLE MAP
L’alpe
ed il pizzo Torrenzuolo (o Torenzuolo) sono la possibile meta di un’escursione
che parte direttamente da Tartano. Escursione che merita di essere raccomandata,
però, non solo per la comodità (dal momento che anche
chi fosse sprovvisto di automobile, può facilmente raggiungere
il paese con il servizio di autolinea da Morbegno), ma anche per la
bellezza e l’interesse naturalistico ed etnografico dei luoghi
toccati.
Parcheggiata l’automobile a Tartano, portiamoci all’ingresso
del paese, dove, nei presso dell’albergo-ristorante “La
Gran Baita” troviamo l’indicazione per l’agriturismo
e l’alpe Torrenzuolo. Seguendo i segnavia, ci portiamo alla contrada
Gavazzi, posta sui ripidi prati, ancora oggi curati, che sovrastano
Tartano (m. 1252). Il sentiero prosegue in direzione sud-sud-est, toccando
la successiva frazione di Fracia (m. 1360), dove si volge a sinistra,
per salire alla frazione di Càneva (m. 1404). Fin qui possiamo salire anche con l'automobile, sfruttando la carrozzabile costruita di recente.
Portiamoci, dunque, alla piazzola alla quale termina la carozzabile: da qui parte il sentiero (segnavia bianco-rossi) per l'alpe Torrenzuolo. Nel primo tratto passiamo a monte di prati e di una baita solitaria, poi proseguiamo, seguento una ben tracciata mulattiera, all'ombra di una fresca pecceta. Tracciamo un lungo traverso, scavalcando anche una valletta ed ignorando una deviazione a destra. Poi la mulattiera svolta a destra, prosegue imperterrita nella salita e, dopo brevi tornantini, intercetta una mulattiera gemella che sale da destra (anch'essa è fruibile come itinerario di salita: parte dalle case più alte di Càneva, che abbiamo lasciato poco più in alto alla nostra destra all'imbocco del sentiero presos la piazzola). Proseguiamo nella salita verso sinistra; raggiunta una prima ampia radura, la tagliamo in diagonale, fino a sbucare al limite inferiore dell'ampia alpe Torrenzuolo.
Poche decine di metri più in alto, ecco, finalmente, l'agriturismo Torrenzuolo, aperto da giugno
a settembre (si può telefonare, per informazioni, ai numeri 0342
645054 o 348 3509661), a 1794 metri di quota. Mentre ci avviciniamo
all’agriturismo, alziamo lo sguardo, alle sue spalle: proprio
lì, quasi sulla sua verticale, potremo riconoscere il profilo
poco pronunciato del pizzo Torrenzuolo (m. 2380). Volgendo, invece,
lo sguardo a sinistra potremo godere di un buon colpo d’occhio
sulla Costiera dei Cech e, alla sua destra, su alcune celeberrime cime
del gruppo del Masino, dal pizzo Porcellizzo (sciöma dò porsceléc') alla cima di Zocca, passando
per i pizzi Badile, Cengalo e del Ferro.
L’agriturismo offre diversi elementi di interesse: si tratta della
casera dell’alpe Torrenzuolo, dove si trovano diverse indicazioni
sui luoghi ed i locali tipici legati alla vita ed all’economia
rurale che nei tempi passati legavano indissolubilmente l’uomo
a questi ambienti montani. Siamo in cammino da un’ora e mezza
circa; dopo una sosta ristoratrice, possiamo rimetterci in marcia alla
volta della cima del Pizzo.
Se, però, per qualsivoglia motivo vogliamo prima fruire di un comodo punto di appoggio, possiamo prendere a destra, seguendo un sentiero che passa accanto ad una baita solitaria e, piegando leggermente a sinistra, sale fino alla sommità di un dosso. Ci affacciamo così allo splendido terrazzo della località Mont Còch, dove, di recente (11 settembre 2011), la baita omonima è stata ristrutturata ed attrezzata come bivacco dedicato alla memoria dei fratelli Aldo e Sergio Gusmeroli.
Vediamo, ora, come salire alla cima del pizzo. Tornati all'agriturismo, imbocchiamo il sentiero che procede in direzione opposta rispetto a quello pe ril bivacco (cioè verso sinistra, per chi volge lo sguardo a monte, direzione est), e procediamo verso l’ampio solco della
valle del Castino, che si apre proprio
ai piedi del versante occidentale del pizzo Torrenzuolo. Dopo un breve
tratto in leggera salita, lasciamo alle nostre spalle la fascia boscosa
che delimita a monte il sentiero e ci ritroviamo nella parte bassa dell’ampia
conca della valle, che qui si distende e si apre ad alpeggio: è,
questa, la sezione settentrionale dell’alpe Torrenzuolo.
Guardiamo, ora, a monte del sentiero: individuata la prima baita, ci
stacchiamo da esso, su traccia secondaria di sentiero, e la raggiungiamo.
Proseguiamo nella salita toccando altre due baite (la caratteristica
di tutte le baite di quest’alpe è che non sono anonime:
ciascuna esibisce, con orgoglio, un cartello, sulla facciata, con il
proprio nome), prima di raggiungere, ad una quota approssimativa di
2150 metri, un piccolo pianoro superiore, disseminato di massi. Ora
dobbiamo cercare il sentiero che, prendendo a destra, guadagna il ben
visibile crinale che scende dal pizzo in direzione ovest-sud-ovest.
Se non troviamo il sentiero, possiamo guadagnare, con un po’ di
fatica, data la vegetazione disordinata, il filo del crinale anche salendo
a vista. Alcuni grandi ometti sul crinale ci possono servire come riferimento. Non possiamo non interrompere il racconto della salita per dedicare loro qualche riflessione. Gli ometti (umèt) hanno sempre rappresentato un interrogativo aperto per gli studiosi delle cose della montagna, che si sono chiesti se si tratti di semplice gioco che utilizza le pietre ricavate dallo spietramento dei terreni, di manufatti con significato funzionale di orientamento rispetto a punti nodali su sentieri o luoghi pericolosi, essenziale in caso di scarsa visibilità e foschia, o, infine, di segni con valenza anche religiosa. Di quest’ultimo avviso è Dario Benetti, che, nell’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota” (in “Sondrio e il suo territorio”, IntesaBci, 2001), scrive:
“Nel complesso rapporto vissuto dalla società tradizionale con il proprio territorio alla ricerca di un orientamento e di un ordinamento rientra anche, naturalmente, l’area degli alpeggi. Il profondo senso religioso dei contadini pastori si è espresso in varie modalità lasciando molti segni. Tra questi i più misteriosi e, nel contempo, emblematici, sono sicuramente i cosiddetti umèt… Ancora oggi oggi visitando la zona degli alti pascoli si resta colpiti dalla presenza, in genere sulle creste intervallive o, comunque, in punti ben visibili, di pilastri isolati in pietra a secco di circa un metro e mezzo di altezza… Gli umèt spuntano all’improvviso durante il cammino, come antichi guardiani dello spazio abitato, segnando i confini e i riferimenti tra un alpeggio e l’altro”.
Torniamo al racconto della salita. Una volta raggiunto il crinale, questa prosegue, senza difficoltà,
seguendo la traccia di sentiero che ci accompagna fino ai 2380 metri
della cima erbosa del pizzo Torrenzuolo. Da Tartano alla cima del pizzo calcoliamo 3 ore e
mezza/4 ore di cammino, necessarie per superare un dislivello di circa
1180 metri. Una fatica ampiamente
ripagata
dal panorama che da qui si gode: si dominano la Val Lunga, a sud, e
la Val Vicima, a nord, e si possono ammirare la Costiera dei Cech e
le cime del gruppo del Masino fino al monte Disgrazia, mentre si scorgono
anche alcune delle cime della testata della Valmalenco. A sud est, infine,
si ammira, in primo piano, il pizzo Gerlo, che sovrasta l’alpe
omonima.
Chi conosca abbastanza bene il percorso che da quest’alpe sale
al pizzo Gerlo, può scendere dal pizzo
Torrenzuolo alla sella che divide i due pizzi e, di qui, all’alpe
Gerlo. Una volta raggiunte le caratteristiche sei baite allineate in
doppia fila sfalsata della casera del Gerlo (m. 1897), può prendere
a destra e seguire il sentiero che, attraversato il torrentello della
valle del Gerlo, prosegue, addentrandosi in un bel bosco di conifere,
fino a raggiungere la parte alta del versante meridionale dell’alpe
Torrenzuolo, in corrispondenza di una baita. Scendendo su traccia di
sentiero si toccano altre baite e si torna, piegando a destra, all’agriturismo.
A chi non fosse pratico del versante che sovrasta l’alpe Gerlo,
però, conviene tornare all’agriturismo per la medesima
via di salita.

GALLERIA DI IMMAGINI
Copyright 2008 - 2011:
Massimo Dei Cas
Via Morano, 51 23011 Ardenno (SO)
Tel.: 0342661285 E-mail: m.deicas@tin.it
La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)


|
|
|
|
|
|
|
|
|
Storia, tradizioni e leggende |
|
|
|
|
|
|
|
|
Immagini, suoni e parole |
|
|
|
|
|
|
|
|