GALLERIA DI IMMAGINI - ESCURSIONI IN VAL TARTANO - GOOGLE MAP - CARTA DEL PERCORSO


Val Lunga e Val Cuminello

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio della Pila-Costo-Basisc'-Dosso dei Principi-Pra di Ules-Arale-Cesura-Parcheggio della Pila
2 h
220
E
SINTESI. Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e qui imbocchiamo la strada asfaltata e poi la pista che percorre la Val Lunga, fino alla galleria paravalamghe, subito dopo la quale parcheggiamo allo slargo della località Pila (m. 1280). Ci mettiamo in cammino, portandoci appena oltre l’ultima casa, dove vediamo un breve vialetto con fondo in erba, delimitato da una staccionata in legno, che introduce ad un sentierino il quale volge a sinistra e sale alle spalle delle case, sui ripidi prati del versante orientale della Val Lunga. Dopo una serie di svolte a destra ed a sinistra, il sentiero, acciottolato, porta alle baite del Costo (m. 1310). Il sentiero volge a destra e, superata una valletta, sale alle vicine baite del Basìsc’ (m. 1315). Procediamo verso nord sul sentierino che confluisce in una pista sterrata, ed in breve, superata una valletta, raggiungiamo il Dosso dei Principi, o dei Turchi (Dos di Prinzep, m. 1432). Riprendiamo la camminata verso nord, quasi in piano e, traversata una nuova valletta, giungiamo alla chiesa di S. Antonio, nell’antica contrada di Sparavera (oggi più frequentemente denominata S. Antonio, m. 1443). Ci rimettiamo in cammino, sulla pista sterrata che ci porta alle Tegge (m. 1425) ed a Pra di Ules (m. 1490). Oltrepassato il torrente Cuminello siamo ad Arale (m. 1485), dove si trovano i due rifugi Beniamino e Il Pirata. Procediamo sulla pista verso nord, portandoci alla località Cesura e seguiamo la pista fino al punto nel quale volge a destra e comincia a scendere verso il fondovalle. Seguendo la pista, che inverte la direzione, ci ritroviamo a destra del torrente Tartano e cominciamo la lunga discesa verso nord, che ci riporta allo slargo della Pila, dove abbiamo lasciato l’automobile.


Pra di Ules e Arale

Sali in Val Tartano e ti colpisce subito l’impressione che qui l’arrogante impeto del tempo abbia stravolto luoghi e volti meno che altrove. Una passeggiata fra i nuclei del versante orientale della Val Lunga accentua questa impressione e regala un paio d’ore che ci sottraggono alle vicissitudini del presente.
Per raggiungere il punto di partenza dobbiamo salire in Val Tartano, staccandoci dalla ss 38 dello Stelvio sulla destra, per chi proviene da Milano, dopo il viadotto del Tartano. Imbocchiamo così la Pedemontana orobica ma la lasciamo quasi subito prendendo a destra e salendo lungo la provinciale della Val Tartano, che dopo 12 tornanti ci porta a Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e qui prendiamo a sinistra la strada di Val Lunga. Dopo l'asfalto c'è un tratto in cemento, cui segue l'ultimo pezzo con fondo in ghiaia. Superata una breve galleria paravalanghe, troviamo su entrambi i lati della pista uno slargo, in località Pila.


Costo e Basisc'

Parcheggiamo qui l’automobile, ad una quota approssimativa di 1280 metri. Sul lato di sinistra ci sono alcune case, con una targa commemorativa delle 5 vittime dell’alluvione della notte fra 27 e 28 settembre del 1885. Vi leggiamo: “In questa casa cercarono scampo Amalia e Carolina prima di essere travolte, con la sorella Caterina, la mamma Maria Bulanti e la cognata Luigia Mainetti, dalle acque furenti del Tartano la notte dal 27 al 28 settembre 1885. I Tartanesi memori di tanta sventura la tramandano ai posteri nel primo centenario. Pila di Tartano 27-9-1985”. Purtroppo due anni dopo la data di collocazione della targa la tragica alluvione del 1987 colpì ancora duramente la valle, alle porte di Tartano, mietendo numerose vittime ospitate dall’albergo La Gran Baita. Il Tartano ora scorre alle nostre spalle, e difficilmente si può immaginarlo tanto potente e furioso da travolgere una casa sul lato opposto del fondovalle. Ma, come tutti i fiumi di una certa portata, quando si “veste a festa” e fa la voce grossa costringe l’uomo a misurare tutta la propria impotenza.


Dosso dei Principi

Accompagnati da questi mesti pensieri ci mettiamo in cammino, portandoci appena oltre l’ultima casa, dove vediamo un breve vialetto con fondo in erba, delimitato da una staccionata in legno, che introduce ad un sentierino il quale volge a sinistra e sale alle spalle delle case, sui ripidi prati del versante orientale della Val Lunga. Dopo una serie di svolte a destra ed a sinistra, il sentiero, acciottolato, porta alle baite del primo nucleo toccato dalla passeggiata, il Costo (m. 1310). Il sentiero volge a destra e, superata una valletta, sale alle vicine baite del Basìsc’ (m. 1315), il secondo nucleo di mezza costa, dove ci accoglie una fontana coperta ricavata in un tronco cavo. Da qui il panorama sia verso il fondo della Val Lunga, con il passo di Porcile, il monte Valegino ed il passo di Tartano, che in direzione opposta, verso nord (Val Tartano con il Culmine di campo e, sul fondo, la cima del Desenigo nel gruppo del Masino) è già molto suggestivo.


Dosso dei Principi

Procediamo verso nord sul sentierino che confluisce in una pista sterrata, ed in breve, superata una valletta, raggiungiamo un ripiano, inatteso su un versante caratterizzato da una ripidità che pare una sfida alla gravità newtoniana. Dosso dei Principi, o dei Turchi (Dos di Prinzep, m. 1432), così veniva chiamato (oggi viene semplicemente identificato con il Dosso). Non stupisce il dosso, ma Principi e Turchi sembrano centrare poco con questi ameni prati e con le baite che si trovano a monte ed a valle della pista. Che ci sia una vaga allusione all’amenità del luogo che forse poteva indurre a qualche concessione edonistica di troppo? Vero è che il soprannome degli abitanti della frazione era “Tetuu”, che vale “grandi bevitori”. Fra le famiglie che lo abitavano in passato gli archivi hanno conservato i nomi di Laurenzo de Bulanti del Fondrino (1503), Giovanni e Camino del Fondrino, Francesco detto Turco (1556), Turco Battista (1614), Turco Matteo (1556), Carlo Laurenzi (1580), Brisa Giò Antonio (1558) e Giò Pietro Turco (1670). I Turchi, quindi, c’erano davvero.


Sant'Antonio

Riprendiamo la camminata verso nord, quasi in piano e, traversata una nuova valletta, giungiamo all’epicentro di questo collage di contrade, annunciato dal campanile della chiesa di S. Antonio, l’antica Sparavera (oggi più frequentemente denominata S. Antonio, m. 1443). Sparavera è nome intrigante, riconducibile al milanese “sparavée”, cioè “sparviero”. Esiste anche, nei luoghi più remoti a monte di Prata Camportaccio, in Val Chiavenna, un’alpe Sparavera. Qui, in Val Lunga, sono rimaste tracce ed attestazioni dell’antico legame con il versante orobico bergamasco, cioè con Foppolo e Cambrembo. L’origine stessa dei fondatori di diverse contrade di Val Lunga era bergamasca. La forma di alcuni portali e finestre tradisce un influsso veneziano (in età moderna Bergamo e le sue valli appartenevano alla Serenissima Repubblica di Venezia), ed alcuni documenti nell’archivio parrocchiale parrebbero dimostrare la dipendenza della chiesa dei Santi Giovanni ed Antonio dalla parrocchia di Valleve Bergamasco.


Sant'Antonio

Questa chiesetta è, poi, una delle più pittoresche del versante orobico, posta com’è su un poggio panoramico che domina l’intera Val Lunga. Vi passò anche San Luigi Guanella, il quale scrisse, il 29 settembre 1885: “A sublime altezza, in Vallunga, è con ossario, la Chiesa di S. Antonio che fu il primo tempio parrocchiale un dì di Tartano perché è tradizione che i Bergamaschi venissero i primi a scavar, fra questi monti, il ferro ed a fissarvi poi residenza benevola”. Il vescovo Feliciano Ninguarda, nel resoconto della sua visita pastorale del 1589, scrive: “A un miglio e mezzo oltre Tartano c’è Sparavera con poche famiglie. Qui c’è un’altra chiesa dedicata a S. Antonio Abate con il battistero in disuso così che bisogna asportarlo. Al di là di questa chiesa vi è il monte che divide la regione dal territorio di Bergamo.” Ed in effetti guardando a sud i due principali passi verso la bergamasca, di Porcile e di Tartano, si distinguono facilmente. Vicino alla chiesa alcune baite mostrano la tipica struttura con parte superiore, adibita a fienile, lignea ed inferiore, adibita a stalla, in muratura. I tronchi della parte lignea, poi, sono incastrati negli angoli con la tecnica del block-bau o cardana, importata in Valtellina dai Walser. Questo tipo di baite, abbastanza comuni in alta Valtellina ed in Valle Spluga, sono invece sul versante retico ed orobico quasi del tutto assenti, eccezion fatta, appunto, per la Val Tartano. Troviamo qui anche alcuni esempi ben conservati di ballatoi in legno. Un lavatoio coperto in cemento (che ha sostituito quello precedente probabilmente in pietra) resta come muto testimone di un’antica vita di comunità che oggi rivive parzialmente nei mesi estivi, quando le case rammodernate diventano sede di una gradevole villeggiatura.


Tegge

Ci rimettiamo in cammino, sulla pista sterrata che ci porta alle Tegge (m. 1425), dove su una baita troviamo un dipinto che raffigura la Beata Vergine del Carmine con a sinistra San Francesco ed a destra San Luigi. Un teschio ai piedi di San Francesco ci ammonisce sulla brevità e fragilità della vita umana. La scritta in alto attesta che il dipinto fu commissionato da Gusmeroli Luigi e dal fratello Francesco (il che spiega la scelta dei santi). Anche qui troviamo una baita costruita con la tecnica della cardana.
La pista, che ora ha fondo in cemento, prosegue verso l’interno della valle e porta ai nuclei vicini di Pra di Ules (m. 1490) e di Arale (m. 1485), posti allo sbocco della Val Comunello o Cuminello. Su una baita ristrutturata di Pra di Ules troviamo un secondo dipinto, che raffigura una Sacra Famiglia circondata da due santi. Superato il torrente Cuminello, siamo alle belle baite di Arale, che conservano l’antica struttura della base in muratura e della parte rialzata parzialmente in legno. Qui troviamo il tradizionale rifugio Beniamino, riconoscibile per la caratteristica facciata a diedro, ed il nuovo rifugio Il Pirata.


Arale

Procediamo sulla pista verso nord, portandoci alla località Cesura, il cui nome segnala che qui termina la media valle ed inizia l’alta. Lasciamo alle spalle una cappelletta e seguiamo la pista fino al punto nel quale volge a destra e comincia a scendere verso il fondovalle. In corrispondenza della curva vediamo la partenza del sentiero che sale all’alpe Porcile e prosegue biforcandosi: a sinistra si sale ai laghi ed al passo di Porcile, mentre a destra si sale alla Crus, cioè al passo di Tartano. Seguendo la pista, che inverte la direzione, ci ritroviamo a destra del torrente Tartano e cominciamo la lunga discesa verso nord, che ci riporta allo slargo della Pila, dove abbiamo lasciato l’automobile.


Rifugio Beniamino

CARTA DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE MAP (FAIR USE)

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