|
|
Mettiamo di avere a disposizione un’unica giornata e di volerla
dedicare ad un incontro
ravvicinato con la bellezza aspra ed unica della
val di Mello. Che fare?
Classica è l’escursione al rifugio
Allievi, in valle di Zocca.
Probabilmente l’avremo già effettuata:
perché non tentare, allora, la salita in val Torrone,
laterale
settentrionale della val di Mello posta immediatamente ad oriente della
valle di Zocca? |

|
l motivo di questa escursione
non è solo, e neppure tanto, quello di raggiungere il bivacco Manzi,
quanto piuttosto quello di conoscere, da una prospettiva inconsueta
(per chi è abituato ad attraversare la valle percorrendo il
celeberrimo Sentiero Roma),
una delle più belle valli alpine che, |

|
|
raggiunta salendo
direttamente dal fondovalle, regala uno scenario di incomparabile
bellezza. |

|
Il nome stesso suggerisce la
connotazione di questo scenario: Torrone, infatti, sta per
“torrione”,
dal momento che nella testata granitica della valle
svettano, come torri poderose,
i tre Pizzi Torrone, orientale (m.
3333), centrale (m. 3290) |

|
|
ed occidentale (m. 3349), |

|
|
che danno l’impressione di
altrettante torri verticali poste a suprema protezione di questi
luoghi. |

|
Ma l’intera valle potrebbe
essere paragonata ad un castello. La sua parte inferiore,
con la sua
strettoia d’accesso chiusa fra le pareti verticali delle due
costiere,
dà, in alcuni punti, l’impressione di un ponte levatoio. |

|
Poi la valle si apre
nell’anfiteatro dell’alpe che va a spegnersi ai piedi della testata:
immaginiamo che questo sia il grande cortile interno del castello,
circondato e difeso dai poderosi
bastioni rappresentati dalle due
costiere, |

|
|
quella Zocca-Torrone,
con il picco Luigi Amedeo, |

|
|
ad ovest, |

|
|
e quella Torrone-Cameraccio, ad
est. |

|
Il tutto, quindi, sembra riportare ad una dimensione arcaica
ed eroica del tempo,
e rappresenta una degna cornice per una valle che
ha visto effettivamente grandi gesta alpinistiche,
ultima,
probabilmente, in ordine di tempo, la scalata della parete orientale
del picco Luigi Amedeo (m. 2810). |

|
Abbiamo bisogno di ulteriori motivi per metterci in
cammino?
Raggiunto, dunque, il parcheggio della val di Mello (in automobile
o, nei periodi di chiusura al traffico,
mediante il servizio di un bus-spoletta),
cominciamo ad addentrarci nella lunga piana della valle,
sulla mulattiera
che, in diversi punti, ci permette di gustare angoli di bucolica bellezza
sulle rive del torrente.
Ben presto incontriamo il cartello che segnala
la deviazione, sulla sinistra, la partenza del sentiero
che sale in
val Qualido. Proseguendo, raggiungiamo la località Cascina Piana
(m. 1092),
oltrepassata la quale il sentiero ci porta ad un bivio: sulla
sinistra, infatti, si stacca, segnalato,
il ramo che sale al rifugio
Allievi. |

|
Noi continuiamo, invece, sul
sentiero di fondovalle, attraversiamo su un ponte recente il
torrente Zocca
e guadagniamo i prati della località Rasica (m. 1148), l’ultima oasi bucolica
(quando la valle non è
gremita dai turisti della piena stagione) che incontriamo sul
cammino.
La mulattiera comincia ora a salire, avvicinandosi al fianco
occidentale della val Cameraccio,
che chiude a nord-est la val di Mello.
Dobbiamo prestare attenzione:
appena prima del ponticello sul torrente
che scende dalla val Torrone,
da essa si stacca il sentiero che
permette di accedervi, segnalato dalla scritta “Torrone” su un
masso. |

|
Nella prima parte della salita la
fatica è mitigata dalla frescura della selva che, nei mesi più
caldi,
ci ripara dal sole dardeggiante. Man mano che guadagniamo
quota,
si apre davanti ai nostri occhi, sulla sinistra,
l’impressionante scenario della Parete della Meridiana,
verticale di
granito che precipita nello stretto solco della valle e che suscita
un senso di vertigine
anche a chi se ne sta, con i piedi saldamente
piantati per terra, a contemplarla dal basso. |

|
Intanto il
solco della valle si restringe, costringendo il sentiero ad inerpicarsi
sul alcune roccette
fra le quali scende il torrentello. Un paio di passaggi
che richiedono maggiore cautela sono stati,
da un paio d’anni,
attrezzati con corde fisse, che ne agevolano il superamento. |

|
Il secondo, in particolare, può
presentare qualche problema quando, dopo recenti precipitazioni,
il torrentello
è ingrossato, oppure in presenza di ghiaccio. |

|
Superato anche quest’ultimo, incontriamo
un cancelletto, che segna il limite inferiore dell’alpe.
In realtà c’è
ancora un ultimo tratto da superare prima dell’alpe: |

|
bisogna risalire, con serrati
zig-zag, un canalino ingombro di sfasciumi ed attraversare
un breve
tratto nel bosco, prima di guadagnare i pascoli più bassi, dove si
apre, alla nostra destra,
lo scenario delle placche granitiche nelle
quali questi precipitano.
Incontriamo quindi quel che resta della
casera Torrone (m. 1996), |

|
prima di ricominciare
a guadagnare quota, con alcuni tornanti. In alto, ecco finalmente la
monumentale testata.
Lo prospettiva, però ci inganna: il picco
Luigi Amedeo, dalla sua posizione più bassa,
appare assai più
alto, e mentre, sulla destra, il pizzo Torrone orientale
si mostra subito
nel suo inconfondibile profilo (così come si mostra, alla sua
sinistra,
il caratteristico Ago di Cleopatra, o Ago del Torrone, obelisco
roccioso alto una quarantina di metri),
alla sua sinistra i suoi pizzi
gemelli si nascondono, quello centrale dietro la punta Ferrario,
di
poco più bassa (m. 3258), quello occidentale dietro l’avamposto
conico quotato 2920 metri. |

|
L’impressione visiva è, dunque,
sì quella di tre torri, ma due di queste celano alle proprie spalle
le torri autentiche.
Ma questo importa poco: le elevazioni di
granito regalano alla valle una grandiosità raccolta
(perché la
valle non è ampia) e proporzionata. Siccome siamo in cammino da tre
ore buone,
fermarsi qui ad ammirare lo scenario è sicuramente
un’eccellente idea. |

|
Dopo essere saliti di un ulteriore centinaio
di metri, cioè intorno a quota 2100,
rimanendo sul lato occidentale
(sinistro per noi) della valle, cominciamo,
seguendo una traccia non
sempre evidente, ma segnalata da segnavia rosso-bianco-rossi,
a portarci
verso la sua parte media, superando qualche torrentello.
Risalite alcune
balze piuttosto ripide, ci imbattiamo nel rudere di un precedente rifugio,
distrutto da una slavina: siamo a quota 2301 metri, e la nostra escursione
potrebbe anche terminare qui, perché questo è probabilmente
il punto di osservazione più felice sulla testata della valle.
Se saliamo, però, ancora di un poco, intercettiamo il Sentiero
Roma,
nel tratto che unisce i passi Torrone (alla nostra sinistra) e
Cameraccio
(già visibile, alla nostra destra, nel vallone terminale
che si apre ai piedi del pizzo Torrone orientale). |

|
Questo potrebbe invogliarci a
proseguire, effettuando un elegante anello.
Abbiamo quindi due
possibilità. La prima, più semplice e meno faticosa,
è quella di
seguire il Sentiero Roma verso sinistra, passando proprio ai piedi
dell’impressionante
picco Luigi Amedeo, |

|
|
superando un vallone e
raggiungendo i piedi del canalone alla cui sommità è collocato il
passo Torrone (m. 2518). |

|
In assenza di neve, la salita del canalone non è difficile
(il pericolo può essere rappresentato da qualche sasso messo
magari in movimento da chi sale davanti a noi);
l’ultimo tratto,
però, richiede un po’ di cautela per la presenza di una
stretta porta fra alcune roccette,
ed è quindi servito da corde fisse. |
|
|
Alla sommità del passo ci
aspettiamo un canalone gemello: |

|
invece sul versante della valle di Zocca accediamo ad un bellissimo
e panoramico pianoro,
che non può non indurci ad una seconda
sosta, che ci permette anche di ammirare
le poderose cime della testata
della valle.
Terminata la sosta, riprendiamo il cammino sul Sentiero
Roma,
effettuando una lunga traversata che ci porta ai rifugi Allievi
e Bonacossa,
dai quali possiamo facilmente tornare, su un sentiero ben
curato, al fondovalle.
Questo anello prevede il superamento di un
dislivello complessivo di poco più di 1500 metri,
ed un tempo
complessivo di circa 8 ore di cammino.
|
|
Più impegnativo, da gran camminatori,
è invece il secondo anello, che comporta la salita al passo Cameraccio,
che, con i suoi 2898 metri, rappresenta il punto più alto
nell’intero Sentiero Roma. |

|
Dobbiamo, quindi, mettere in
conto un paio d’ore di cammino in più rispetto alla prima opzione.
Dirigiamoci, dunque, verso destra: |

|
il Sentiero Roma comincia ben presto a salire deciso,
inerpicandosi prima fra gli ultimi pascoli,
poi in una fascia di piccoli
sassi e ghiaietta, |

|
|
fino a raggiungere una terza
fascia, di massi più grandi. |

|
|
Qui troviamo il cartello
che indica la deviazione, a destra, che in pochi minuti porta al
bivacco Manzi (m. 2562), |

|
|
ben visibile |

|
ed arroccato ai piedi di un
singolare sperone roccioso.
Potremmo anche trascorrere qui la notte,
e terminare l’anello il giorno successivo
(o anche, con una giornata
intera a disposizione, terminare quel che rimane del Sentiero Roma,
fino alla capanna Ponti). |

|
Se, invece, proseguiamo, ci
inoltriamo nel vallone terminale, dove troviamo,
anche a stagione
avanzata, un nevaio, |

|
|
che dobbiamo attraversare in
diagonale |

|
|
per raggiungere
i piedi del canalone che conduce al passo Cameraccio. |

|
Nella traversata non possiamo non
ammirare la liscia e severa placca granitica
che separa i pizzi
Torrone orientale e centrale, e la mole impressionante del pizzo
Torrone orientale. |

|
Giunti sotto il passo, non dobbiamo
cedere alla tentazione di risalire la parte centrale del canalone,
occupata
da sfasciumi e ghiaietta: ci esporremmo al pericolo di sassi mobili
ed
alla fatica improba di guadagnare metri su un terreno franoso.
Seguiamo, quindi, il tracciato su roccia, |

|
che risale il fianco
sinistro (per noi) del canalone, servito da numerose
corde fisse che
ci permettono di superare in sicurezza alcuni passaggi esposti. |

|
|
Alla fine, |

|
|
eccoci ad un breve corridoio
nevoso, che precede di poco la tranquilla sella del passo. |

|
|
Ed ecco la sorpresa del dischiudersi di orizzonti più ampi: |

|
|
la val Cameraccio sembra davvero sterminata al confronto della raccolta
val Torrone. |
 |
|
Gettiamo un’occhiata alle sue cime: alle nostra spalle
incombe la grande mole del
pizzo Torrone orientale che, visto da qui,
mostra il suo doppio salto roccioso ed un profilo
a punta di lancia;
poi, verso est, la massiccia costiera che si innalza alla cima del monte Sissone,
seguito dalle tre cime di Chiareggio (la prima delle quali
è denominata anche punta Baroni);
in fondo, il monte Pioda e,
alle sue spalle, il monte Disgrazia,
che lascia intravedere una parte
della sua parete settentrionale.
Dobbiamo ora discendere la valle, e
qui comincia la parte più impegnativa dell’anello:
se non
conosciamo i luoghi per aver risalito in passato la valle,
non è
facile, infatti, trovare il sentiero che ci permette di non perderci
fra le grandi placche granitiche della parte medio-bassa della valle.
Non ci sono segnavia (qualche rara traccia, per la verità, più
in basso la si incontra)
e non ci si deve lasciar trarre in inganno
dall’apparenza tranquilla e solitaria dell’alta valle.
Dopo
qualche decina di metri in discesa, lasciamo la traccia
del Sentiero
Roma, scendendo lungo una ganda fino ad una prima pianetta,
che ci immette
ad un largo dosso che termina in una seconda pianeta.
Nella discesa
ci siamo leggermente spostati verso il centro della valle,
pur rimanendo
nel suo settore destro, per poi proseguire quasi in parallelo rispetto
alla costiera.
Scendiamo ancora lungo un dosso, ma ora, più o
meno a quota 2200,
dobbiamo trovare la traccia di sentiero che piega
a destra e supera due torrentelli,
prima di proseguire fra le rocce
della media valle.
Non dobbiamo perdere la traccia, perché più
in basso non ci sarebbe più possibile tagliare a destra.
Caliamo,
così, sui prati della casera di quota 1837.
La successiva tranquilla
discesa ci porta alla casera della Pioda e, in una fresca pineta,
di
nuovo al ponticello sul torrente della val Torrone.
In questo caso abbiamo
superato circa 1880 metri di dislivello, camminando 9-10 ore.
Copyright 2008 - 2011:
Massimo Dei Cas
Via Morano, 51 23011 Ardenno (SO)
Tel.: 0342661285 E-mail: m.deicas@tin.it
GALLERIA DI IMMAGINI
[Home page]
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Storia, tradizioni e leggende |
|
|
|
|
|
|
|
|
Immagini, suoni e parole |
|
|
|
|
|
|
|
|
| |