CARTE DEL PERCORSO - ESCURSIONI A PIATEDA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Agneda-Scais-Cornascio-Alpe Zocco-Passo del Forcellino
3 h
1020
E
SINTESI. Da Piateda saliamo alle frazioni alte ed a circa 5 km dalla partenza, troviamo, in località Monno, ad un tornante sx, la stradina asfaltata che se ne stacca sulla destra e si inoltra in Val Venina, tagliandone il selvaggio fianco orientale. Superata la località di Vedello, troviamo un bivio, al quale prendiamo a sinistra. Dopo un ultimo tratto abbastanza dissestato, siamo ad Agneda (m. 1228), a 10,5 km circa dal centro di Piateda. Procediamo poco oltre nella piana e parcheggiamo prima della pista che sale verso la diga di Scais. Seguiamo la carozzabile fino a trovare, sulla sinistra, le indicazioni che segnalano un sentiero che se ne stacca (segnavia rosso-bianco-rosso con numerazione 251). Passiamo su un ponte da destra a sinistra del torrente Caronno e proseguiamo sul marcato sentiero fino alla casa dei custodi della Diga di Scais (m. 1484). Il sentiero prosegue costeggiando il lato orientale del bacino, fino ad un bivio, segnalato da un cartello: qui prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per il passo del Forcellino, e passando sotto il bell'edificio dell'ex-rifugio Guicciardi (m. 1549). Descriviamo, così, un arco che ci porta a superare, su un ponticello, il torrente Caronno, proseguendo verso l'imbocco della val Vedello, dove ci accoglie una gentile macchia di conifere. Seguiamo i segnava rosso-giallo-rossi, che ci guidano, in breve, fino al punto in cui il sentiero intercetta la pista sterrata che sale sul lato opposto della valle, rispetto alla mulattiera seguita, fiancheggiando il lato occidentale del bacino. Dobbiamo, ora, seguire per un buon tratt la pista che si addentra in val Vedello, oltrepassando la baita Cornascio, a 1599 metri. Dopo essere saliti per qualche tornante, lasciamo la pista, per imboccare un sentiero che se ne stacca sulla destra (segnalazione, su un masso, per l'alpe Zocco). Dopo un primo ripido tratto, raggiungiamo un tratto che, sempre mantenendo la direzione verso destra, assume un andamento più dolce, e ci porta alla baita dell'alpe Zocco, a 1814 metri. Ora dobbiamo di nuovo piegare a sinistra (sud-ovest), cominciando una lunga salita in diagonale, che ci porta in vista della sella sulla quale è posto il passo del Forcellino (m. 2245). La discesa in valle d'Ambria avviene, nel primo tratto, procedendo in direzione nord-ovest, per poi piegare, a quota 1900 circa, decisamente a sinistra, cominciando a descrivere un ampio arco che ci porta in prossimità del fondovalle. Dall'ampia piana di Zappello, infine, con facile discesa, possiamo raggiungere Ambria e proseguire nella discesa fino al bivio e risalire ad Agneda.

La val Vedello non è una meta escursionistica particolarmente ambita: soffre, infatti, della vicinanza delle più note ed interessanti val Caronno (ad est), valle di Ambria e val Venina (ad ovest), tutte tributarie del torrente Caronno. Ma chi ama setacciare sentieri e scenari e, soprattutto, chi desidera percorrere, magari in giorni e periodi diversi, il sentiero Bruno Credaro (segmento centro-orientale dell'Alta Via delle Orobie), non può mancare di visitarla.
Anticamente si chiamava Valle del Salto. Così la descive la Guida alla Valtellina edita dal CAI nel 1884: "La Valle del Salto, a sud di Scais, è breve e sale rapidamente. Nella prima alpe che si incontra i ricoveri son fatti sotto enormi rupi (corne) rotolate dall'alto, che servono di tetto. Da ciò il suo nome di Cornasch (m. 1680). Lasciata anche la seconda alpe detta Cargador (1750 m.), si arriva dopo non molto alla vedretta del Salto, ripida ma non difficile. Giunti quasi in cima ad essa, si volge a sinistra, e per un erto e lungo canale, che in estate suol essere sgombro di neve, si arriva, dopo circa tre ore di faticosa ascesa da Scais, al psddo del Salto (2600 m.), da cui un buon sentiero scende all'ampio bacino del Salto detto Campo (m. 1415) e a Fiumenero (780 m.) in Val Seriana. Il pizzo Ceri detto anche Pizzo del Salto che si eleva in fondo alla valle a oltre 2800 metri non è stato a quanto sappiamo salito". La presentazione identifica il pizzo del Salto con il pizzo oggi chiamato Ceric: in realtà sono due cime diverse.
Proponiamo, qui, un'escursione che non porta al ripido e faticoso passo del Salto, sopra descritto (che pure era, in passato, abitualmente valicato dai fedeli di Piateda devoti al santuario mariano di Ardesio), ma al più facile e panoramico passo del Forcellino (m. 2245), che si affaccia sulla Valle d'Ambria, ad ovest della Val Vedello, con possibilità di discesa a quest'ultima e ritorno ad Agneda chiudendo un bell'anello escursionistico (anche se un po' lungo e monotono nella parte finale).
Saliamo, allora, ad Agneda, partendo da Piateda, imboccando la strada per Piateda alta e staccadocene, sulla destra, quando, intorno a quota 600, troviamo una stretta carrozzabile che percorre il fianco orientale della bassa val Venina, fino ad un bivio, dove, ignorata la strada che, sulla destra, sale ad Ambria, proseguiamo sulla sinistra, raggiungendo Agneda e la sua cinquecentesca chiesetta di S. Agostino: si tratta di un paesino collocato a 1228 metri, sul limite inferiore dell'ampia piana nella quale si adagia la bassa val Caronno. La pista sterrata prosegue, oltre il paesino, fino al parcheggio nei pressi dell'edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi. Dobbiamo, poi, proseguire a piedi, perché la prosecuzione della pista, con fondo in cemento, è chiusa ai veicoli non autorizzati.
La pista supera un gradino roccioso con qualche tornante ed un andamento piuttosto ripido, fino ad un ponticello, che ci permette di passare dalla parte destra (per noi) a quella sinistra della valle, ammirando anche il bello spettacolo di una marmitta dei giganti scavata dal torrente Caronno. Per la verità la pista prosegue sul lato destro, ma la mulattiera che troviamo sul lato sinistro rappresenta un'interessante variante per chi effettua l'escursione. Dopo una breve salita in una bella pineta, raggiungiamo, così, la casa dei guardiani della diga di Scais. Il bacino artificiale, dalla capienza di circa 9 milioni di metri cubi d'acqua, è posto a 1494 metri, a 3 km da Agneda, proprio alla confluenza della val Caronno e della val Vedello. Il sentiero prosegue costeggiando il lato orientale del bacino, fino ad un bivio, segnalato da un cartello: qui prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per il passo del Forcellino, e passando sotto il bell'edificio dell'ex-rifugio Guicciardi (m. 1549). Descriviamo, così, un arco che ci porta a superare, su un ponticello, il torrente Caronno, proseguendo verso l'imbocco della val Vedello, dove ci accoglie una gentile macchia di conifere.
Seguiamo i segnava rosso-giallo-rossi, che ci guidano, in breve, fino al punto in cui il sentiero intercetta la pista sterrata che sale sul lato opposto della valle, rispetto alla mulattiera seguita, fiancheggiando il lato occidentale del bacino. Dobbiamo, ora, seguire la pista per un buon tratto, mentre sulla nostra sinistra possiamo godere di un bel colpo d'occhio sulla val Caronno. La pista si addentra in val Vedello, oltrepassando la baita Cornascio, a 1599 metri.
Dopo essere saliti per qualche tornante, in uno scenario dominato dall'imponente piramide del pizzo del Salto (m. 2665), lasciamo la pista, per imboccare un sentiero che se ne stacca sulla destra (segnalazione, su un masso, per l'alpe Zocco). Dopo un primo ripido tratto, raggiungiamo un tratto che, sempre mantenendo la direzione verso destra, assume un andamento più dolce, e ci porta alla baita dell'alpe, a 1814 metri.
Ora dobbiamo di nuovo piegare a sinistra (sud-ovest), cominciando la lunga salita finale che ci condurrà al passo del Forcellino. Sul lato opposto (orientale) della valle è il pizzo Gro (m. 2653) a dominare lo scenario, aspro e selvaggio. Più a valle, si notano ancora i manufatti della miniera di uranio, aperta e successivamente chiusa, che, negli anni passati, non ha certo giovano alla fama della valle. Per capire come andarono le cose dobbiamo retrocedere nel tempo all'autunno del 1973, quando la guerra del Kippur fra egitto e Siria da una parte, Israele dall'altra, determinò un repentino aumento dei prezzi del petrolio (più che triplicati in pochissimo tempo) ed alla successiva grave crisi energetica. Si aprì ben presto il periodo dell'austerity (così si diceva allora): il governo Rumor varò una serie di provvedimenti, quali il blocco della circolazione dei veicoli la domenica, la riduzione dell'illuminazione stradale e commerciale e perfino la chiusura anticipata dei programmi televisivi.


Val Caronno e Val Vedello

La crisi indusse il governo anche a cercare risorse alternative. Iniziò così un progetto di costruzione di centrali nucleari, che però, per funzionare, avevano bisogno di uranio. La ricerca sulle montagne italiane diede esito positivo in Val Seriana e, appunto, in Val Vedello, dove venne scoperta una vena che si stimò potesse fornire materia prima per alimentare per diversi decenni una grande centrale nucleare. Vennero quindi scavati diversi chilometri di gallerie, ed ancora si vedono le piste tracciate per servirle. Poi, però, negli anni Ottanta il vento cambiò. la svolta definitiva si ebbe con il referendum del 8-9 novembre 1987, nel quale la maggioranza degli Italiani si espresse contro la costruzione e l'utilizzazione di centrali nucleari. I lavori di scavo in Val Vedello si interrompono. Resta, muto testimone dell'intera vicenda, un versante che ne mostra ancora chiaramenti le tristi ferite. E resta la fama un po' sinistra della valle, perché sentir parlare di uranio e radioattività genera nella maggior parte delle persone un istintivo timore.
Ma torniamo ai nostri passi. Il sentiero prosegue, tracciando una lunga diagonale, e ci porta in vista della sella sulla quale è posto il passo del Forcellino. Qualche sosta ci permette di ammirare il volto ben diverso, più gentile, del lato orientale della val Caronno, dominato dal
pizzo di Rodes (m. 2829). La presenza sempre più massiccia ed incombente del pizzo del Salto accompagna i nostri ultimi passi in direzione della sella. Ed è proprio da qui che la valle mostra nella forma più compiuta il suo volto arcigno, soprattutto sul suo versante orientale.
L'intero percorso, dal bivio fino al passo, è una parte della tappa del sentiero Bruno Credaro che porta dal rifugio Caprari, in valle del Livrio, al rifugio Mambretti, in val Caronno, passando, appunto, per la val Venina, la valle di Ambria e la val Vedello. Il passo è posto a 2245 metri, e ci introduce, sotto lo sguardo severo dei suoi guardiani rocciosi, all'alta valle di Ambria (o val Zappello), appena a monte di una conca nella quale riposta un piccolo specchio d'acqua.
La discesa nella valle avviene, nel primo tratto, procedendo in direzione nord-ovest, per poi piegare, a quota 1900 circa, decisamente a sinistra, cominciando a descrivere un ampio arco che ci porta in prossimità del fondovalle. Dall'ampia piana di Zappello, infine, con facile discesa, possiamo raggiungere Ambria e proseguire nella discesa fino al bivio e risalire ad Agneda, chiudendo un anello che richiede circa 6 ore e mezza di cammino. Possiamo però anche scegliere di tornare per la medesima via di salita. Calcoliamo, infine, circa tre ore e mezza di cammino da Agneda al passo (il dislivello è di circa 1020 metri).

CARTE DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE-MAP (FAIR USE)

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).

ESCURSIONI A PIATEDA

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