Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Agneda-Scais-Cornascio-Alpe Zocco-Passo del Forcellino |
3 h |
1020 |
E |
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La
val Vedello non è una meta escursionistica particolarmente ambita:
soffre, infatti, della vicinanza delle più note ed interessanti
val Caronno (ad est), valle di Ambria e val Venina (ad ovest), tutte
tributarie del torrente Caronno. Ma chi ama setacciare sentieri e scenari
e, soprattutto, chi desidera percorrere, magari in giorni e periodi
diversi, il sentiero Bruno Credaro (segmento centro-orientale dell'Alta
Via delle Orobie), non può mancare di visitarla.
Anticamente si chiamava Valle del Salto. Così la descive la Guida alla Valtellina edita dal CAI nel 1884: "La Valle del Salto, a sud di Scais, è breve e sale rapidamente. Nella prima alpe che si incontra i ricoveri son fatti sotto enormi rupi (corne) rotolate dall'alto, che servono di tetto. Da ciò il suo nome di Cornasch (m. 1680). Lasciata anche la seconda alpe detta Cargador (1750 m.), si arriva dopo non molto alla vedretta del Salto, ripida ma non difficile. Giunti quasi in cima ad essa, si volge a sinistra, e per un erto e lungo canale, che in estate suol essere sgombro di neve, si arriva, dopo circa tre ore di faticosa ascesa da Scais, al psddo del Salto (2600 m.), da cui un buon sentiero scende all'ampio bacino del Salto detto Campo (m. 1415) e a Fiumenero (780 m.) in Val Seriana. Il pizzo Ceri detto anche Pizzo del Salto che si eleva in fondo alla valle a oltre 2800 metri non è stato a quanto sappiamo salito". La presentazione identifica il pizzo del Salto con il pizzo oggi chiamato Ceric: in realtà sono due cime diverse.
Proponiamo, qui, un'escursione che non porta al ripido e faticoso passo del Salto, sopra descritto (che
pure era, in passato, abitualmente valicato dai fedeli di Piateda devoti al santuario mariano di Ardesio), ma al più facile e panoramico passo del Forcellino (m. 2245), che si affaccia sulla Valle d'Ambria, ad ovest della Val Vedello, con possibilità di discesa a quest'ultima e ritorno ad Agneda chiudendo un bell'anello escursionistico (anche se un po' lungo e monotono nella parte finale).
Saliamo,
allora, ad Agneda, partendo da Piateda, imboccando la strada per Piateda
alta e staccadocene, sulla destra, quando, intorno a quota 600, troviamo
una stretta carrozzabile che percorre il fianco orientale della bassa
val Venina, fino ad un bivio, dove, ignorata la strada che, sulla destra,
sale ad Ambria, proseguiamo sulla sinistra, raggiungendo Agneda e la
sua cinquecentesca chiesetta di S. Agostino: si
tratta di un paesino collocato a 1228 metri, sul limite inferiore dell'ampia
piana nella quale si adagia la bassa val Caronno. La pista sterrata
prosegue, oltre il paesino, fino al parcheggio nei pressi dell'edicola
del Parco delle Orobie Valtellinesi. Dobbiamo, poi, proseguire a piedi,
perché la prosecuzione della pista, con fondo in cemento, è
chiusa ai veicoli non autorizzati.
La pista supera un gradino roccioso con qualche tornante ed un andamento
piuttosto ripido, fino ad un
ponticello, che ci permette di passare
dalla parte destra (per noi) a quella sinistra della valle, ammirando
anche il bello spettacolo di una marmitta dei giganti scavata dal torrente
Caronno. Per la verità la pista prosegue sul lato destro, ma
la mulattiera che troviamo sul lato sinistro rappresenta un'interessante
variante per chi effettua l'escursione. Dopo una breve salita in una
bella pineta, raggiungiamo, così, la casa dei guardiani della
diga di Scais. Il
bacino artificiale, dalla capienza di circa 9 milioni di metri cubi
d'acqua, è posto a 1494 metri, a 3 km da Agneda, proprio alla
confluenza della val Caronno e della val Vedello. Il sentiero prosegue
costeggiando il lato orientale del bacino, fino ad un bivio, segnalato
da un cartello: qui prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per
il passo del Forcellino, e passando sotto il bell'edificio dell'ex-rifugio
Guicciardi (m. 1549). descriviamo, così, un arco che ci porta
a superare, su un ponticello, il torrente Caronno, proseguendo verso
l'imbocco della val Vedello, dove ci accoglie una gentile macchia di
conifere.
Seguiamo i segnava rosso-giallo-rossi, che ci guidano, in breve, fino
al punto in cui il sentiero intercetta la pista sterrata che sale sul
lato opposto della valle, rispetto alla mulattiera seguita, fiancheggiano
il
lato occidentale del bacino. Dobbiamo, ora, seguire la pista per
un buon tratto, mentre sulla nostra sinistra possiamo godere di un bel
colpo d'occhio sulla val Caronno. La
pista si addentra in val Vedello, oltrepassando la baita Cornascio,
a 1599 metri.
Dopo essere saliti per qualche tornante, in uno scenario dominato dall'imponente
piramide del pizzo del Salto (m. 2665), lasciamo la pista, per imboccare
un sentiero che se ne stacca sulla destra (segnalazione, su un masso,
per l'alpe Zocco). Dopo un primo ripido tratto, raggiungiamo un tratto
che, sempre mantenendo la direzione verso destra, assume un andamento
più dolce, e ci porta alla baita dell'alpe, a 1814 metri.
Ora dobbiamo di nuovo piegare a sinistra (sud-ovest), cominciando la
lunga salita finale che ci condurrà al passo del Forcellino.
Sul lato opposto (orientale) della valle è il pizzo Gro (m. 2653)
a dominare lo scenario, aspro e selvaggio. Più a valle, si notano
ancora i manufatti della miniera di uranio, aperta e successivamente
chiusa, che, negli anni passati, non ha certo giovano alla fama della
valle. Per capire come andarono le cose dobbiamo retrocedere nel tempo all'autunno del 1973, quando la guerra del Kippur fra egitto e Siria da una parte, Israele dall'altra, determinò un repentino aumento dei prezzi del petrolio (più che triplicati in pochissimo tempo) ed alla successiva grave crisi energetica. Si aprì ben presto il periodo dell'austerity (così si diceva allora): il governo Rumor varò una serie di provvedimenti, quali il blocco della circolazione dei veicoli la domenica, la riduzione dell'illuminazione stradale e commerciale e perfino la chiusura anticipata dei programmi televisivi.

La crisi indusse il governo anche a cercare risorse alternative. Iniziò così un progetto di costruzione di centrali nucleari, che però, per funzionare, avevano bisogno di uranio. La ricerca sulle montagne italiane diede esito positivo in Val Seriana e, appunto, in Val Vedello, dove venne scoperta una vena che si stimò potesse fornire materia prima per alimentare per diversi decenni una grande centrale nucleare. Vennero quindi scavati diversi chilometri di gallerie, ed ancora si vedono le piste tracciate per servirle. Poi, però, negli anni Ottanta il vento cambiò. la svolta definitiva si ebbe con il referendum del 8-9 novembre 1987, nel quale la maggioranza degli Italiani si espresse contro la costruzione e l'utilizzazione di centrali nucleari. I lavori di scavo in Val Vedello si interrompono. Resta, muto testimone dell'intera vicenda, un versante che ne mostra ancora chiaramenti le tristi ferite. E resta la fama un po' sinistra della valle, perché sentir parlare di uraioni e radioattività genera nella maggior parte delle persone un istintivo timore.
Ma torniamo ai nostri passi. Il sentiero prosegue, tracciando una lunga diagonale, e ci porta
in vista della sella sulla quale è posto il passo del Forcellino. Qualche
sosta ci permette di ammirare il volto ben diverso, più gentile,
del lato orientale della val Caronno, dominato dal pizzo di Rodes (m.
2829). La presenza sempre più massiccia ed incombente del pizzo
del Salto accompagna i nostri ultimi passi in direzione della sella.
Ed è proprio da qui che la valle mostra nella forma più
compiuta il suo volto arcigno, soprattutto sul suo versante orientale.
L'intero percorso, dal bivio fino al passo, è una parte della
tappa del sentiero Bruno Credaro che porta dal rifugio Caprari, in valle
del Livrio, al rifugio Mambretti, in val Caronno, passando, appunto,
per la val Venina, la valle di Ambria e la val Vedello. Il passo è
posto a 2245 metri, e ci introduce, sotto lo sguardo severo dei suoi
guardiani rocciosi, all'alta valle di Ambria (o val Zappello), appena
a monte di una conca nella quale riposta un piccolo specchio d'acqua.
La
discesa nella valle avviene, nel primo tratto, procedendo in direzione
nord-ovest, per poi piegare, a quota 1900 circa, decisamente a sinistra,
cominciando a descrivere un ampio arco che ci porta in prossimità
del fondovalle. Dall'ampia piana di Zappello, infine, con facile discesa,
possiamo raggiungere Ambria, proseguire nella discesa fino al bivio
e risalire ad Agneda, chiudendo un anello che richiede circa 6 ore e
mezza di cammino. Possiamo però anche scegliere di tornare per
la medesima via di salita. Calcoliamo, infine, circa tre ore e mezza
di cammino da Agneda al passo (il dislivello è di circa 1020
metri).
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Massimo Dei
Cas
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