CARTE DEL PERCORSO - APPROFONDIMENTO


I pizzi Torrone orientale, centrale ed occidentale sulla testata della Valle del Forno

Il Trekking del Granito è una traversata alta di 32,2 km effettuabile in cinque giorni (con tappa nei rifugi del Forno, dell'Albigna, di Sciora e di Sasc' Fura), che si articola ai piedi degli splendidi spalti di granito del versante settentrionale ed elvetico del Gruppo del Masino, sul fianco meridionale della Val Bregaglia, con partenza dal passo del Maloja ed arrivo a Bondo. Una traversata che ricorda per molti aspetti il tratto centrale del celebre Sentiero Roma, sul versante opposto del gruppo del Masino.
Richiede preparazione fisica (anche se le tappe non sono particolarmente impegnative), esperienza escursionistica ed attrezzatura per procedere su terreno nivo-glaciale ed attrezzato (piccozza, ramponi, cordini per l'assicurazione alle corde fisse), oltre che buone condizioni atmosferiche e di visibilità.
Una traversata da affrontare, dunque, con tutte le cautele del caso e da vivere come esperienza impagabile, che soddisfa le attese anche dei più esigenti escursionisti, fra scenari non molto battuti ma di bellezza superba.

1. DAL PASSO DEL MALOJA ALLA CAPANNA DEL FORNO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Passo del Maloja-Capanna del Forno
4 h
967 (217 in discesa)
EE
SINTESI. Saliamo lungo la ss 36 dello Spluga in Valchiavenna ed entrati in Chiavenna alla prima rotonda andiamo a sinistra. Superato il torrente Mera, alla seconda rotonda prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per il passo del Maloja. Lasciata Chiavenna, attraversiamo Prosto, Borgonuovo, Santa Croce e Villa di Chiavenna, raggiungendo il confine con la Confederazione Elvetica. Entrati nella Bregaglia svizzera, proseguiamo verso il passo del Maloja, passando per Castasegna, Bondo, Stampa, Vicosoprano e Casaccia, prima di raggiungere il passo del Maloja (m. 1809), dove parcheggiamo l’automobile. Ridiscendiamo lungo la strada verso sud, fino al primo tornante dx. Qui lasciamo la carrozzabile e, seguendo un cartello escursionistico (Lagh da Cavloc, Capanna del Forno) imbocchiamo un sentiero segnalato (segnavia bianco-rosso-bianchi) che sale lungo un dosso roccioso con qualche larice, raggiungendo poi la località Orden, si immette in una stradella. La seguiamo fino alla piazzola di Salecina e proseguiamo su una pista che passa per le caratteristiche baite di Orlegna. Qui superiamo il torrente Orlegna e saliamo a ridosso della gola dell'Orlegna, lungo un ripido versante che ci porta alle soglie della Valle del Forno. Dopo un quarto d’ora o poco più raggiungiamo la riva nord-orientale del lago di Cavlocco (Lac da Cavloc), classica meta di una facile escursione dei turisti che soggiornano al Maloja. La stradella, passando a sinistra del lago, termina all’alpe Cavloc (m. 1911). Qui consultiamo i cartelli e seguendo le indicazioni per la Capanna del Forno imbocchiamo la mulattiera che, restando a destra del torrente Orlegna, attraversa alcune macchie di larici alternate a radure e si inoltra nella valle verso sud e sud-est, con qualche saliscendi, raggiungendo il piccolo sbarramento artificiale di Plan Canin (m. 1932). Qui, ad un bivio, lasciamo a sinistra il sentiero che porta alle baite di Plan Canin ed all'imbocco della Valle del Muretto Elvetica ed andiamo a destra, iniziando la salita lungo la Valle del Forno. Restando sul suo lato destro (per noi) della valle guadagniamo gradualmente quota su terreno morenico, verso sud, superando alcuni corpi franosi. Intorno a quota 2100 la traccia (assai debole, in verità: dobbiamo prestare attenzione ai segnavia bianco-rosso-bianchi) volge leggermente a sinistra (sud), seguendo l’andamento della valle. Prima di accedere all'anfiteatro dell'alta valle, raggiungiamo un grande corpo roccioso al centro della valle: qui ci portiamo, sfruttando un ponte metallico alla nostra sinistra, a sinistra del torrente, proseguendo poi nella salita fino a raggiungere l’ampia spianata morenica che precede la fronte della Vedretta del Forno, timidamente colonizzata da arbusti e gentili fiori. Da qui distinguiamo bene, sul lato sinistro (per noi) della valle, la spianata sommitale del promontorio sul quale è posto il rifugio del Forno. Si trova allo sbocco di una valle laterale che confluisce vicino al limite basso di sinistra della vedretta del Forno. Proseguendo diritti, puntiamo ad un gigantesco ometto posto sul limite della fronte. Presso un grande masso troviamo un cartello che segnala un bivio: andando a destra si inizia l'itinerario di salita al passo di Casnil o Casnile sud (itinerario che seguiremo la seconda giornata) mentre andando a sinistra procediamo in direzione della Capanna del Forno (segnavia bianco-rosso-bianchi). Prendiamo a sinistra e se seguiamo il vecchio itinerario mettiamo piede sul corpo del ghiacciaio (con tutta la dovuta attenzione: le crepe sono già in estate ben visibili, anche se dopo recenti nevicate possono essere nascoste dalla neve), passando presso un grande masso erratico che sembra galleggiare sulla sua superficie. Seguendo le indicazioni traversiamo in piano a sinistra ed in breve lasciamo il ghiacciaio per scendere ad una valletta con grandi blocchi a ridosso del versante montano. La seguiamo fino a quando i segnavia rosso-bianco-rossi ci indirizzano al sentiero che risale il fianco della valle. A questo sentiero possiamo però anche giungere seguendo il nuovo itinerario segnalato, che dal bivio andando a sinistra non sale sulla vedretta ma si accosta al versante orientale della valle e, piegando a destra, segue l'avvallamento fra questo ed il ghiacciaio. Raggiunto il sentiero di accesso al rifugio, aiutati da corrimano e da scalette di legno e metalliche ci alziamo sul fianco del promontorio su cui è posto il rifugio. Non puntiamo, però, direttamente alla sua sommità, ma procediamo per un buon tratto a mezza costa, superando la fascia di placche rocciose e raggiungendo un versante di sfasciumi. Qui il sentiero inverte, piega a sinistra e, salendo verso nord-nord-est, raggiunge finalmente la spianata sulla quale è posta la Capanna del Forno (m. 2574).


La Capanna del Forno (foto di Enrico Pelucchi, per gentile concessione; cfr. il suo bel volume "Dieci giorni intorno al Bernina", CAI ed., Sondrio, 2014)

La prima tappa del Trekking del Granito è costituita dalla salita, non difficile ma neppure banale, dal passo del Maloja alla Capanna del Forno, nella valle omonima. Una salita che si sviluppa per 10,7 km, con un dislivello in altezza di 963 metri ed in discesa di 217 metri. Una salita che regala una metamorfosi sorprendente di scenari: dalle atmosfere bucoliche del lago di Cavloc allo scanerio himalayana della vedretta del Forno che scende come un grande fiume di ghiaccio dai superbi spalti granitici dei pizzi del Ferro.
Saliamo lungo la ss 36 dello Spluga in Valchiavenna ed entrati in Chiavenna alla prima rotonda andiamo a sinistra. Superato il torrente Mera, alla seconda rotonda prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per il passo del Maloja. Lasciata Chiavenna, attraversiamo Prosto, Borgonuovo, Santa Croce e Villa di Chiavenna, raggiungendo il confine con la Confederazione Elvetica.
Entrati nella Bregaglia svizzera, proseguiamo verso il passo del Maloja, passando per Castasegna, Bondo, Stampa, Vicosoprano e Casaccia, prima di raggiungere il passo del Maloja (m. 1815), dove parcheggiamo l’automobile (Cartello Malojapass, 1815 m.).
Ridiscendiamo lungo la strada verso sud, fino al primo tornante dx. Qui lasciamo la carrozzabile e, seguendo un cartello escursionistico (Lagh da Cavloc, Capanna del Forno) imbocchiamo un sentiero segnalato (segnavia bianco-rosso-bianchi) che sale lungo un dosso roccioso con qualche larice, raggiungendo poi la località Orden, si immette in una stradella. La seguiamo fino alla piazzola di Salecina e proseguiamo su una pista che passa per le caratteristiche baite di Orlegna. Qui superiamo il torrente Orlegna e saliamo a ridosso della gola dell'Orlegna, lungo un ripido versante che ci porta alle soglie della Valle del Forno. Dopo un quarto d’ora o poco più raggiungiamo la riva nord-orientale del lago di Cavlocco (Lac da Cavloc), classica meta di una facile escursione dei turisti che soggiornano al Maloja.


Il lago di Cavlocco e la Valle del Muretto elvetica

Salendo in Valle del Forno

La stradella, passando a sinistra del lago, termina all’alpe Cavloc (m. 1911). Qui consultiamo i cartelli e seguendo le indicazioni per la Capanna del Forno imbocchiamo la mulattiera che, restando a destra del torrente Orlegna, attraversa alcune macchie di larici alternate a radure e si inoltra nella valle verso sud e sud-est, con qualche saliscendi, raggiungendo il piccolo sbarramento artificiale di Plan Canin (m. 1932).
Qui, ad un bivio, lasciamo a sinistra il sentiero che porta alle baite di Plan Canin ed all'imbocco della Valle del Muretto Elvetica ed andiamo a destra, iniziando la salita lungo la Valle del Forno. Restando sul suo lato destro (per noi) della valle ci addentriamo fra scenari che dimenticano la gentilezza idilliaca del lago di Cavlocco ed assumono colori e contorni decisamente di alta montagna. Guadagniamo infatti gradualmente quota su terreno morenico, verso sud, superando alcuni corpi franosi. Intorno a quota 2100 la traccia (assai debole, in verità: dobbiamo prestare attenzione ai segnavia bianco-rosso-bianchi) volge leggermente a sinistra (sud), seguendo l’andamento della valle. Comincia a mostrarsi la testata della valle con al centro il conico profilo del pizzo Torrone orientale, accompaganto sul lato destro dall'inconfondibile Ago di Cleopatra.


Ponte sul torrente

La spianata di fronte alla Vedretta del Forno

Prima di accedere all'anfiteatro dell'alta valle, raggiungiamo un grande corpo roccioso al centro della valle: qui ci portiamo, sfruttando un ponte metallico alla nostra sinistra, a sinistra del torrente, proseguendo poi nella salita fino a raggiungere l’ampia spianata morenica che precede la fronte della Vedretta del Forno, timidamente colonizzata da arbusti e gentili fiori.
Da qui distinguiamo bene, sul lato sinistro (per noi) della valle, la spianata sommitale del promontorio sul quale è posto il rifugio del Forno. Si trova allo sbocco di una valle laterale che confluisce vicino al limite basso di sinistra della vedretta del Forno. Si tratta della valle che culmina nel passo di Val Bona (che da qui non si vede), per il quale si scende a Chiareggio, in Alta Valmalenco. Alla sua destra si vede la parte terminale di una seconda valle laterale, sul cui fianco settentrionale si impone un gigantesco quanto tozzo versante granitico, dalla forma vagamente paragonabile ad un ferro da stiro, con una sorta di mostruosa maschera disegnata sul lato destro. Si tratta del versante meridionale della cima di Vazzeda (m. 3301). Più a destra il fondo della valle, con il defilato monte Sissone (m. 3330) ed i pizzi Torrone orientale (m. 3333) e centrale (quello occidentale resta nascosto più a destra).


Attraversando la Vedretta del Forno

Proseguendo diritti, puntiamo ad un gigantesco ometto posto sul limite della fronte. Presso un grande masso troviamo un cartello che segnala un bivio: andando a destra si inizia l'itinerario di salita al passo di Casnil o Casnile sud (itinerario che seguiremo la seconda giornata) mentre andando a sinistra procediamo in direzione della Capanna del Forno (segnavia bianco-rosso-bianchi).


Fotomappa dei due sentieri che salgono alla Capanna del Forno

Prendiamo a sinistra e se seguiamo il vecchio itinerario mettiamo piede sul corpo del ghiacciaio (con tutta la dovuta attenzione: le crepe sono già in estate ben visibili, anche se dopo recenti nevicate possono essere nascoste dalla neve), passando presso un grande masso erratico che sembra galleggiare sulla sua superficie. Seguendo le indicazioni traversiamo in piano a sinistra ed in breve lasciamo il ghiacciaio per scendere ad una valletta con grandi blocchi a ridosso del versante montano. La seguiamo fino a quando i segnavia rosso-bianco-rossi ci indirizzano al sentiero che risale il fianco della valle.


Verso il rifugio del Forno

A questo sentiero possiamo però anche giungere seguendo il nuovo itinerario segnalato, che dal bivio andando a sinistra non sale sulla vedretta ma si accosta al versante orientale della valle e, piegando a destra, segue l'avvallamento fra questo ed il ghiacciaio. Raggiunto il sentiero di accesso al rifugio, aiutati da corrimano e da scalette di legno e metalliche ci alziamo sul fianco del promontorio su cui è posto il rifugio. Non puntiamo, però, direttamente alla sua sommità, ma procediamo per un buon tratto a mezza costa, superando la fascia di placche rocciose e raggiungendo un versante di sfasciumi. Qui il sentiero inverte, piega a sinistra e, salendo verso nord-nord-est, raggiunge finalmente la spianata sulla quale è posta la Capanna del Forno (m. 2574).


Verso la Capanna del Forno

Verso la Capanna del Forno

La capanna dispone di 104 posti letto e il servizio cucina. L'edificio originario è dei primi del Novecento, ma è stato ampiamente ristrutturato nel 1985. Di proprietà del C.A.S. Section Rorschach, è gestito da Stephan Rauch (tel.: 0041 (0)79 2937374). Il telefono del rifugio è 0041 (0)81 8243182. E' aperto dal 1 luglio al 15 settembre e nei weekend di aprile e maggio per lo sci alpinismo. Sempre aperto, invece, è il locale invernale che dispone di 25 posti.


La Capanna del Forno (foto di Enrico Pelucchi, per gentile concessione; cfr. il suo bel volume "Dieci giorni intorno al Bernina", CAI ed., Sondrio, 2014)

Costituisce uno straordinario terrazzo panoramico non solo sulla testata della Valle del Forno, ma anche sulla Vedretta del Forno, che da qui appare, nella sua interezza, come una lunga striscia di ghiaccio che richiama scenari himalayani.
Così Bruno Galli Valerio, naturalista ed alpinista, descrive la Capanna del Forno il 14 agosto 1905: “E’ una bella capanna, di forma rettangolare, divisa in due parti: l’una chiusa, in cui stanno cuccette e coperte, l’altra aperta, contenente sei cuccette con paglia; un fornello, una pentola, un tavolo e una panca. Ci stiamo e meraviglia. La situazione in questa capanna è meravigliosa. Posta su un promontorio che si incunea nel ghiacciaio del Forno, domina tutto questo immenso fiume di ghiaccio e l’orizzonte vastissimo è chiuso dalle artistiche cime di Rosso, dei Torroni, di Castello, di Cantone, ecc. qui manca completamente la sensazione di soffocamento che si prova in molte altre capanne, troppo rinserrate fra alte cime. Il visitatore della Val Malenco che non si spinge fino alla capanna del Forno, per la facile forcella omonima, perde l’occasione di ammirare uno dei più splendidi panorami di alta montagna… esco dalla capanna. Daudet ha scritto che se il giorno è la vita degli esseri, la notte è la vita delle cose. Un silenzio infinito domina sull’immensa estensione di ghiacci e di nevi, luccicanti sotto i raggi della luna. I giganti che si rizzano d’intorno, appaiono ancor più grandi e, se si fissano, sembrano mettersi in movimento e spostarsi tutt’intorno alla capanna. Di tanto in tanto lo scroscio di un seracco che precipita, pare la voce di quei giganti.” (Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, a cura di Lisa Angelici ed Antonio Boscacci, ed. CAI di Sondrio, Sondrio, 1998).


L'enigmatico volto di pietra sul versante settentrionale della cima di Vazzeda (al centro)

APPROFONDIMENTO: LA MORTE DI ETTORE CASTIGLIONI POCO SOTTO LA BOCCHETTA DEL FORNO

La salita dal Maloja alla vedretta del Forno fu scenario di un fatto storico poco noto durante la seconda guerra mondiale. Pochi sanno, infatti, che la bocchetta del Forno (posta poco a monte del rifugio, ad est, sul confine italo Svizzero) fu teatro di una tragedia che merita assolutamente di essere raccontata. Poco sotto il valico, sul versante italiano, morì assiderato da una tormenta, il 12 marzo del 1944, Ettore Castiglioni, figura di rilievo primario dell’alpinismo italiano, ma anche protagonista importante della guerra di Resistenza. Il suo corpo fu trovato nella successiva tarda primavera a quota 2650, là dove poi nel 2011 è stata posta una targa commemorativa (sul roccione presso il quale aveva tentato di ripararsi). Nato nel 1908 da una ricca famiglia milanese, si era imposto fin da giovane all’attenzione del mondo alpinistico, con diverse “prime” di prestigio che gli avevano meritato la medaglia d’oro al valor alpinistico. Fra queste, la parete nord-ovest del pizzo Badile, con Vittorio Bramani (luglio del 1937). Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale era il più famoso alpinista italiano.


Sotto la bocchetta del Forno, nei pressi del luogo dove morì Ettore Castiglioni

Durante la guerra prestò servizio come tenente degli Alpini, fino all’armistizio del 8 settembre 1943. Scelta la guerra partigiana, si rifugiò sull’Alpe Berrio Damont (1932 m), sopra Ollmont (in Valpelline), dove operò per agevolare l’espatrio in Svizzera di un centinaio di Ebrei ed oppositori politici che sfuggivano ai rastrellamenti. Fra questi anche Luigi Einaudi, che sarà poi il primo Presidente eletto della Repubblica italiana. Ben presto però (ottobre 1943) le autorità elvetiche lo arrestarono sul confine e lo incarcerarono per 5 settimane sotto l’accusa di spionaggio e contrabbando. Seguì l’espulsione con il divieto di rimettere piede nella Confederazione Elvetica.
Il Castiglioni proseguì la lotta di resistenza e su incarico del CLN decise di tornare in Svizzera per organizzare un nuovo nucleo, questa volta dalla Valtellina. L’11 marzo del 1944 partì con gli sci dalla Capanna Porro, portando con sé un passaporto scaduto intestato al cittadino svizzero Oscar Braendli. Scese al Maloja, ma la gendarmeria elvetica scoprì il sotterfugio e lo arrestò per la seconda volta. Venne privato di pantaloni, scarponi e sci e trattenuto in arresto nell’Hotel Longhin. Deciso a non finire sotto processo per la seconda volta, alle cinque di mattina della successiva domenica 12 marzo si calò con lenzuola annodate dal primo piano e fuggì verso la Valle del Forno, per tornare in Italia. Era sommariamente riparato da una coperta. Ai piedi alcuni stracci gli permettevano a malapena di calzare i ramponi. Nonostante ciò riuscì a guadagnare la bocchetta del Forno, ma l’inclemenza del tempo non gli lasciò scampo. Sorpreso da una tormenta, cercò riparo nell’anfratto di un roccione poco sotto il valico, in territorio italiano. Qui morì assiderato, a soli 36 anni.


Sotto la bocchetta del Forno, nei pressi del luogo dove morì Ettore Castiglioni

Sulla fiancata destra della chiesa di S. Anna a Chiareggio una targa lo ricorda. Nel 1999 venne edita la sua biografia, Il vuoto alle spalle. La storia di Ettore Castiglioni, scritta da Marco Albino Ferreri (Corbaccio Editore). Per maggiori dettagli è utile anche l’articolo all’indirizzo http://www.anpi.it/donne-e-uomini/ettore-castiglioni/

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CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

IL TREKKING DEL GRANITO

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