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1. Dascio-Codera

2. Codera-Frasnedo

3. Frasnedo--Rifugio Omio

4. Rifugio Omio-S. Martino

5. S. Martino-Rifugio Scotti

6. Rifugio Scotti-Rifugio Bosio


Frasnedo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Codera-Vallone Revelaso-Forcella di Frasnedo-Frasnedo
6 h
900
EE
SINTESI. Partiamo, dunque, da Codera e ad un bivio segnalato lasciamo il Sentiero Roma che prosegue verso la media Val Codera e scendiamo verso destra su un sentierino che scende al ponte sul torrente Codera, oltrepassato il quale incontriamo un bivio e prendiamo a destra, raggiungendo ben presto il ponte sul torrente della Val Ladrogno. Poi troviamo un secondo bivio, al quale prendiamo di nuovo a destra e lasciando alla nostra sinistra le indicazioni per il bivacco Castorate-Sempione. Attraversato un più tranquillo bosco di castagni, saliamo alle baite di Cii (m. 851). Il sentiero torna a salire in un bosco più rado, sembra farsi meno evidente, ed alla fine si congiunge con il Tracciolino (m. 910), il lungo tracciato in piano dalla Val Codera alla Valle dei Ratti. Seguendolo verso destra, valichiamo il solco della Val Grande, entrando poi in un bel bosco, sul grande dosso di Cola. Qui il tracciolino viene tagliato da un sentiero che, percorso in salita, conduce a Cola, mentre percorso in discesa porta a San Giorgio di Cola. Ignoriamo le deviazioni e proseguiamo sul Tracciolino, che si porta al solco del Vallone di Revelaso. Qui giunti lasciamo il Tracciolino ed iniziamo a salire sul sentiero che, tagliando il fianco meridionale (di destra, per noi) dell’aspro vallone di Revelaso ci porta alla forcella (o forcola) di Frasnedo. Cominciamo a salire, in un bosco di betulle, (segnavia bianco-rossi), superando un valloncello e raggiungendo una prima baita solitaria (località Alla Valle, m. 1051). Procedendo in direzione est, il sentiero aggira una formazione rocciosa (il tratto è attrezzato da corde fisse ed allargato con dei tronchi), che precede un secondo e più marcato vallone. I tratti esposti della discesa nel vallone e della successiva risalita sono anch’essi protetti da corde fisse. Proseguiamo fino ad incontrare una radura con due nuove baite, quasi nascoste nel cuore del bosco (m. 1192). Attraversiamo, nella successiva salita, una bella pineta, con diversi tornanti, fino a raggiungere il limite inferiore dell’ultimo e più aspro tratto, dove la pendenza si fa più accentuata e la traccia più debole. Il sentiero, ora, serpeggia fra l’erba. Cominciamo ad intuire ed intravedere la meta, costituita dalla sella posta sulla verticale della direttrice di salita. L’ultimo tratto della salita, fra radi larici, è anche il più faticoso, perché la pendenza si fa davvero notevole. Ed alla fine siamo alla sospirata forcella di Frasnedo (m. 1662), dove troviamo il cartello giallo del Sentiero Life. Nel primo tratto di discesa in Vallle di Ratti effettuiamo un lungo traverso a destra, restando poco al di sotto del crinale ed attraversando un corpo franoso, poi entriamo in un bel bosco, intervallato da amene radure. Il sentiero comincia a scendere, rimanendo approssimativamente sul crinale fra Valle dei Ratti e Vallone di Revelaso, in direzione sud-ovest. Poi, appena prima di una bella radura panoramica, sul tronco di un grande faggio troviamo una ben visibile freccia che segnala il cambiamento di direzione, verso sinistra. Una seconda segnalazione di deviazione si trova, sempre in bella evidenza, su un masso. Inizia una discesa più decisa, che termina alla parte alta di Frasnedo. Due i sentieri praticabili e segnalati dai segnavia bianco-rossi. Suggerisco quello che sta più a destra, leggermente più in basso: lo si trova scendendo per un tratto quasi in diagonale verso sinistra (qui la traccia di sentiero è piuttosto incerta), fino a trovare, aiutati dai segnavia, un sentiero marcato, che prosegue scendendo verso sinistra. Su un masso troviamo anche il rassicurante quadratino azzurro con il logo del progetto Life. Poco sotto, passiamo a valle di uno splendido bosco di radi larici, che lasciano filtrare abbondante la luce del sole che si stende, con un effetto di rara suggestione, su un tappeto di felci. Difficile trattenere la tentazione di fermarsi e guardare. Poi, superata una piccola radura, affrontiamo l’ultimo tratto, che ci porta a monte delle case più alte di Frasnedo, appena sopra la chiesetta dedicata alla Madonna delle Nevi (m. 1287). Sul limite settentrionale del paese si trova il rifugio Frasnedo.

Dal punto di vista dell’altimetria e dello sviluppo, la seconda tappa del Sentiero Life, da Codera a Frasnedo, è analoga alla prima. Dal punto di vista dell’impegno complessivo, invece, la si deve considerare più dura, sia per la maggiore altezza media, sia per la natura del terreno nel quale si articola.
Prima di raccontarla, però, qualche ultimo pensiero su Codera, un paese che ha saputo conservare la sua identità, anche se dell’intensa vita contadina del passato (si pensi che a metà del Seicento vivevano stabilmente qui circa 400 persone) è rimasta solo una modesta, ma tenace traccia.
È il pensiero che ci accompagna mentre lasciamo le sue case, per iniziare, con questa seconda tappa, una traversata per molti aspetti unica, quella che conduce dalla Val Codera (da "cotaria" e quindi da "cote", cioè masso) alla Valle dei Ratti, traversata che, nel primo tratto, sfrutta un sentiero che attraversa valloni e dirupi, mantenendosi costantemente su una quota di poco superiore ai 900 metri. Si tratta del
Tracciolino (o trecciolino), incredibile tracciato scavato, negli anni Trenta del secolo scorso, in gran parte nella viva roccia, fra dirupi di impressionante vertigine ed ardite gallerie. Esso aveva la finalità di congiungere, mediante un trenino a scartamento ridotto, le opere idroelettriche della Valle dei Ratti e della Val Codera. Il tracciato, con oltre 12 km di sviluppo, congiunge, infatti, la diga della Val Codera, sopra Codera, con la diga Sondel di Moledana (dalla voce milanese "moeula", mola), in Valle dei Ratti.
Partiamo, dunque, da Codera e seguiamo le indicazioni che conducono al ponte sul torrente Codera, piccolo capolavoro d’ingegneria, sospeso sul vuoto: quaranta metri più in basso il torrente, mai stanco, urla la sua inestinguibile rabbia. Al ponte si scende su un sentierino che lascia l'abitato staccandosene sulla destra; dopo averlo attraversato, incontriamo un bivio e prendiamo a destra, raggiungendo ben presto l’impressionante forra terminale della Val Ladrogno, valicata da un secondo e non meno ardito ponte, sul cui limite è posta, quasi a proteggere il viandante da vertigini o apparizioni malefiche, una cappelletta. Poi troviamo un secondo bivio, prendendo di nuovo a destra e lasciando alla nostra sinistra le indicazioni per il bivacco Castorate-Sempione; attraversato un più tranquillo bosco di castagni, saliamo alle case di Cii (m. 851), deliziosa località dalla quale si gode di un colpo d’occhio stupendo sul lago di Mezzola e sull’alto Lario. Su un sasso ci viene dato il benvenuto, ed insieme ci viene rivolto l’invito a rispettare i prati, invito che deve sempre rimanere ben impresso nella mente dell’escursionista, perché significa, spesso, rispettare il lavoro di chi strappa ancora alla montagna, con fatica, di che vivere. Ma proseguiamo: ora il sentiero, che torna ad inoltrarsi in un bosco più rado, sembra farsi meno evidente, ma non lo si può perdere: alla fine si congiunge con il Tracciolino.
Seguendolo verso destra, valichiamo il solco della Val Grande, entrando poi in un bel bosco, sul grande dosso di Cola (voce dialettale che significa colle, vetta). Qui il
tracciolino viene tagliato da un sentiero che, percorso in salita, conduce a Cola (voce dialettale che significa colle, vetta, m. 1018), mentre percorso in discesa porta a San Giorgio di Cola (voce dialettale che significa colle, vetta). Vale la pena di perdere circa un’ora rispetto alla tabella di marcia per visitare questi due paesini. La salita a Cola (voce dialettale che significa colle, vetta; si raggiungono le sue baite, a 1018 metri, in pochi minuti) ci consente di visitare un luogo immerso in un’atmosfera fuori del tempo, con ottimo panorama sull'alto Lario. Solo nella bella stagione qualcuno viene ancora fin quassù: dell’antica e tenace vita sembra si conservi solo un impercettibile sussurro.
Torniamo poi al tracciolino e lasciamolo subito, in discesa, una discesa per quasi duecento metri nel cuore impressionante dell’ombroso vallone di Revelaso (o Revelasco: da "rava", dirupo), una sorta di Purgatorio da cui si riemergiamo, sul lato opposto del vallone, superando un tratto di sentiero esposto e non protetto (attenzione, dunque). La risalita porta, in breve tempo, al bellissimo abitato di San Giorgio di Cola (voce dialettale che significa colle, vetta; m. 748), dove si troveranno sicuramente persone gentili disposte a regalare indicazioni e consigli. San Giorgio se ne sta adagiato in una bella conca, nascosta, a chi guarda dal fondovalle, alle spalle di un impressionante sperone roccioso, sul lato sinistro orografico della Val Codera, dal quale scende un'ardita mulattiera, quasi gemella di quella percorsa il primo giorno, che porta alla frazione Campo di Novate Mezzola. La sua chiesetta, nello splendido marmo San Fedelino, se ne sta, tranquilla, nel mezzo di prati curatissimi, circondata dall’affetto e dalla devozione delle case antiche.
Riprendiamo, dalle case alte del paese, il cammino e, seguendo le indicazioni, incamminiamoci sulla mulattiera che riporta, per
via diversa e più tranquilla (direzione est) al tracciolino. Presso l'ultima casa del paese, poco prima del cimitero, troviamo un grande masso nel quale è scavato un avello celtico, che testimonia un'antichissima colonizzazione del paese. Una leggenda lega questo avello alla prodigiosa, tremenda e vittoriosa lotta del cavaliere San Giorgio contro il dragone, che incarnava le forze del male. Superati il cimitero (anch’esso davvero singolare, posto, com’è, sotto un enorme masso) ed un bel bosco di betulle, intercettiamo di nuovo il tracciolino, che dobbiamo percorrere, per un brevissimo tratto, in senso contrario, cioè verso sinistra, prima di incontrare la segnalazione della partenza del sentiero che dovremo seguire per salire alla forcella di Revelaso. Si tratta di una freccia bianca contornata di rosso, posta, insieme con la targa gialla del Sentiero Life, su un masso a lato del tracciolino, nei pressi di un traliccio. Se abbiamo scelto di non effettuare il fuori-programma della discesa a S. Giorgio giungiamo, invece, fin qui più comodamente seguendo il tracciolino, che attraversa il vallone di Revelaso e propone un tratto nel quale dobbiamo prestare attenzione, perché esposto alla caduta di massi.
Dobbiamo, ora, lasciare il tracciolino ed iniziare a salire sul sentiero che, tagliando il fianco meridionale dell’aspro vallone di Revelaso (o Val Revelàs, che scende dalla parete meridionale del Sasso Manduino), ci porta alla forcella (o forcola) di Frasnedo, l’unica porta naturale fra Val Codera e Valle dei Ratti. Un sentiero davvero suggestivo, che non è segnato, se non nella
prima parte, neppure sulla carta IGM. Cominciamo, dunque, a salire, in un bosco di betulle, sempre accompagnati dall’assidua e graditissima compagnia dei segnavia bianco-rossi, superando un valloncello e raggiungendo una prima baita solitaria (località Alla Valle, m. 1051). Procedendo in direzione est, il sentiero aggira una formazione rocciosa (il tratto è attrezzato da corde fisse ed allargato con dei tronchi), che precede un secondo e più marcato vallone. I tratti esposti della discesa nel vallone e della successiva risalita sono anch’essi protetti da corde fisse.
Raggiunti lidi più tranquilli, proseguiamo fino ad incontrare una radura con due nuove baite, quasi nascoste nel cuore del bosco (m. 1192). Attraversiamo, nella successiva salita, una bella pineta, con diversi tornanti, fino a raggiungere il limite inferiore dell’ultimo e più aspro tratto, dove la pendenza si fa più accentuata e la traccia più debole. Il sentiero, ora, serpeggia fra l’erba, che minaccia sempre di mangiarselo di nuovo (dico di nuovo perché è stato appena pulito nel luglio del 2006; se, però, non vi saranno interventi successivi, prima o poi sarà sommerso dall’erba). Cominciamo ad intuire ed intravedere la meta, costituita dalla sella posta sulla verticale della direttrice di salita. Alla nostra destra sta un aspro fianco roccioso, che mette paura solo a guardarlo. Qualche larice stroncato dai fulmini rende l’atmosfera ancora più inquietante. L’ultimo tratto della salita è anche il più faticoso, perché la pendenza si fa davvero notevole; qualche sosta si impone e, guardando alle spalle, riconosciamo le case di Cola (voce dialettale che significa colle, vetta), dominate dall’affilata punta
Redescala (m. 2304). I radi larici sparsi lungo il pendio sembrano mostrarci tutta la loro solidarietà.
Alla fine, non senza aver pagato un copioso tributo di sudore al severo vallone, nelle due ore di salita di salita, siamo alla sospirata
forcella di Frasnedo (m. 1662), dove il cartello giallo del Sentiero Life sembra sorriderci, congratulandosi con noi per la perseveranza. 760 metri circa di dislivello dividono il Tracciolino dalla forcella, non uno scherzo! Ora il dado è tratto: col piede sinistro siamo ancora in Val Codera, con quello destro già in valle dei Ratti (o viceversa). Nessun roditore in vista: la valle, infatti, deve il suo nome alla nobile famiglia comasca dei Ratti, che, in passato, ne possedevano tutti gli alpeggi. Una valle che ci mostra il suo versante meridionale, ricco di boschi e di alpeggi. Una tranquilla discesa in scenari più gentili ci attende. Nel primo tratto effettuiamo un lungo traverso a destra, restando poco al di sotto del crinale, che propone, qui, lo spettacolo un po’ desolante di diversi scheletri di larice. Nel traverso attraversiamo un corpo franoso e, dopo aver gettato un’ultima occhiata al lago di Mezzola, entriamo in un bel bosco, intervallato da amene radure. Il sentiero comincia a scendere, rimanendo approssimativamente sul crinale fra Valle dei Ratti e Vallone di Revelaso, in direzione sud-ovest. Poi, appena prima di una bella radura panoramica, sul tronco di un grande faggio troviamo una ben visibile freccia che segnala il cambiamento di direzione, verso sinistra. Una seconda segnalazione di deviazione si trova, sempre in bella evidenza, su un masso. Inizia una discesa più decisa, che termina alla parte alta di Frasnedo.
Due i sentieri praticabili e segnalati dai segnavia bianco-rossi. Suggerisco quello che sta più a destra, leggermente più in
basso: lo si trova scendendo per un tratto quasi in diagonale verso sinistra (qui la traccia di sentiero è piuttosto incerta), fino a trovare, aiutati dai segnavia, un sentiero marcato, che prosegue scendendo verso sinistra. Su un masso troviamo anche il rassicurante quadratino azzurro con il logo del progetto Life. Poco sotto, passiamo a valle di uno splendido bosco di radi larici, che lasciano filtrare abbondante la luce del sole che si stende, con un effetto di rara suggestione, su un tappeto di felci. Difficile trattenere la tentazione di fermarsi e guardare.
Poi, superata una piccola radura, affrontiamo l’ultimo tratto, che ci porta a monte delle case più alte di Frasnedo, appena sopra la chiesetta dedicata alla Madonna delle Nevi (m. 1287). In breve siamo al sagrato della chiesetta, sulla cui facciata, fra i santi Rocco ed Antonio, si legge una dedicazione in latino, dalla quale ricaviamo che il popolo di Frasnedo la fece erigere nel 1686 a perpetua memoria dell’apparizione di fiori fra le nevi. La chiesetta è posta in posizione rialzata, rispetto al corpo centrale del paese. Paese simpatico davvero, Frasnedo, che si anima di vita nella stagione estiva, nonostante i villeggianti debbano salire fin quassù da Verceia con un’ora e mezza buona di cammino, in quanto la strada carrozzabile non accede alla valle, ma si ferma ad una quota approssimativa di 600 metri. È questo, come già detto, il motivo principale che ha conservato alla valle un volto antico, pressoché intatto.


Rifugio Frasnedo

Termina qui la seconda tappa: il pernottamento si effettua presso il rifugio Frasnedo, aperto, il 10 maggio 2010. Per informazioni si possono chiamare Elda 3336266504, Martin 331 9714350, Livio 338 4469448, l'ufficio comunale di Verceia tel./fax. 0343 39503 (sempre per acquisire informazioni: info@rifugiofrasnedo.it; sito web: www.rifugiofrasnedo.it). Il rifugio è posto all’uscita del paese in direzione dell’alta valle (la pista passa sotto la chiesa), nell’edificio posto poco oltre il punto d’arrivo della teleferica. Se si è grandi camminatori è anche possibile anticipare il “tappone ammazzagambe”, comunque previsto per la terza giornata, a questa seconda giornata, proseguendo nella salita al bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza; cfr. presentazione della terza giornata).
Se tutto va bene, invece, ecco il saldo della giornata: abbiamo superato circa 900 metri di dislivello (fuori-programma esclusi: questi portano il dislivello complessivo a circa 1200 metri), in 6 ore approssimative (o 7, con i fuori-programma); lo sviluppo complessivo, infine, è di circa 13 km.
Chi volesse ulteriori informazioni o aggiornamenti, può rivolgersi all’ERSAF, a Morbegno (SO), tel. 02 67404.581, fax 02 67404.599, oppure all’Infopoint ERSAF, tel. 02-67404451 o 02-67404580; può anche scrivere a oscar.buratta@ersaf.lombardia.it, oppure a life@ersaf.lombardia.it.
Risulta utile anche la consultazione del sito Internet www.lifereticnet.it/italiano/home.htm


Verso la media Valle dei Ratti

Ricordiamo, infine, che è anche possibile salire direttamente a Frasnedo da Verceia: una strada-pista sterrata ha raggiunto al momento la Motta (m. 850 circa). la pista agro-silvo-pastorale è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati, ma è possibile acquistare il permesso di transito giornaliero nei bar Val di Ratt, Pinki, Milky, Circolo "Al Sert"; presso gli uffici Comunali (tel. 0343 44137; www.comune.verceia.so.it) è possibile anche acquistare un permesso annuale. Dalla pista (destinata a proseguire verso Frasnedo) si imbocca la mulattiera che, tagliato il Tracciolino, si affaccia alla media Valle dei Ratti e porta, infine, a Frasnedo (tempo di percorrenza: un'ora e mezza circa).

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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