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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Codera-Vallone Revelaso-Forcella di Frasnedo-Frasnedo |
6 h |
900 |
EE |
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Dal
punto di vista dell’altimetria e dello sviluppo, la seconda tappa
del Sentiero Life, da Codera a Frasnedo, è analoga alla prima.
Dal punto di vista dell’impegno complessivo, invece, la si deve
considerare più dura, sia per la maggiore altezza media, sia
per la natura del terreno nel quale si articola.
Prima di raccontarla, però, qualche ultimo pensiero su Codera,
un paese che ha saputo conservare la sua identità, anche se dell’intensa
vita contadina del passato (si pensi che a metà del Seicento
vivevano stabilmente qui circa 400 persone) è rimasta solo una
modesta, ma tenace traccia.
È il pensiero che ci accompagna mentre lasciamo le sue case,
per iniziare, con questa seconda tappa, una traversata per molti aspetti
unica, quella che conduce dalla Val Codera (da "cotaria" e quindi da "cote", cioè masso) alla Valle dei Ratti, traversata
che, nel primo tratto, sfrutta un sentiero che attraversa valloni e
dirupi, mantenendosi costantemente su una quota di poco superiore ai
900 metri. Si tratta del Tracciolino (o trecciolino), incredibile tracciato
scavato, negli anni Trenta del secolo scorso, in gran parte nella viva
roccia, fra dirupi di impressionante vertigine ed ardite gallerie. Esso
aveva la finalità di congiungere, mediante un trenino a scartamento
ridotto, le opere idroelettriche della Valle dei Ratti e della Val Codera.
Il tracciato, con oltre 12 km di sviluppo, congiunge, infatti, la diga
della Val Codera, sopra Codera, con la diga Sondel di Moledana (dalla voce milanese "moeula", mola), in Valle
dei Ratti.
Partiamo,
dunque, da Codera e seguiamo le indicazioni che conducono
al ponte sul torrente Codera, piccolo capolavoro d’ingegneria,
sospeso sul vuoto: quaranta metri più in basso il torrente, mai
stanco, urla la sua inestinguibile rabbia. Al ponte si scende su un
sentierino che lascia l'abitato staccandosene sulla destra; dopo averlo
attraversato, incontriamo un bivio e prendiamo
a destra, raggiungendo ben presto l’impressionante forra terminale
della Val Ladrogno, valicata da un secondo e non meno ardito ponte,
sul cui limite è posta, quasi a proteggere il viandante da vertigini
o apparizioni malefiche, una cappelletta. Poi troviamo un secondo bivio,
prendendo di nuovo a destra e lasciando alla nostra sinistra le indicazioni
per il bivacco Castorate-Sempione; attraversato un più tranquillo
bosco di castagni, saliamo alle case di Cii (m. 851),
deliziosa località dalla quale si gode di un colpo d’occhio
stupendo sul lago di Mezzola e sull’alto Lario. Su un sasso ci
viene dato il benvenuto, ed insieme ci viene rivolto l’invito
a rispettare i prati, invito che deve sempre rimanere ben impresso nella
mente dell’escursionista, perché significa, spesso, rispettare
il lavoro di chi strappa ancora alla montagna, con fatica, di che vivere.
Ma proseguiamo: ora il sentiero, che torna ad inoltrarsi in un bosco
più rado, sembra farsi meno evidente, ma non lo si può
perdere: alla fine si congiunge con il tracciolino.
Seguendolo verso destra, valichiamo il solco della Val Grande, entrando
poi in un bel bosco, sul grande dosso di Cola (voce dialettale che significa colle, vetta). Qui il
tracciolino
viene tagliato da un sentiero che, percorso in salita, conduce a Cola (voce dialettale che significa colle, vetta)
(m. 1018), mentre percorso in discesa porta a San Giorgio di Cola (voce dialettale che significa colle, vetta). Vale
la pena di perdere circa un’ora rispetto alla tabella di marcia
per visitare questi due paesini. La salita a Cola (voce dialettale che significa colle, vetta; si
raggiungono le sue baite, a 1018 metri, in pochi minuti) ci consente
di visitare un luogo immerso in un’atmosfera fuori del tempo,
con ottimo panorama sull'alto Lario. Solo nella bella stagione qualcuno
viene ancora fin quassù: dell’antica e tenace vita sembra
si conservi solo un impercettibile sussurro.
Torniamo
poi al tracciolino e lasciamolo subito, in discesa, una discesa per
quasi duecento metri nel cuore impressionante dell’ombroso vallone
di Revelaso (o Revelasco: da "rava", dirupo), una sorta di Purgatorio da cui si riemergiamo, sul lato
opposto del vallone, superando un tratto di sentiero esposto e non protetto
(attenzione, dunque). La risalita porta, in breve tempo, al bellissimo
abitato di San Giorgio di Cola (voce dialettale che significa colle, vetta; m. 748), dove si troveranno
sicuramente persone gentili disposte a regalare indicazioni e consigli.
San Giorgio se ne sta adagiato in una bella conca, nascosta, a chi guarda
dal fondovalle, alle spalle di un impressionante sperone roccioso, sul
lato sinistro orografico della Val Codera, dal quale scende un'ardita
mulattiera, quasi gemella di quella percorsa il primo giorno, che porta
alla frazione Campo di Novate Mezzola. La sua chiesetta, nello splendido
marmo San Fedelino, se ne sta, tranquilla, nel mezzo di prati curatissimi,
circondata dall’affetto e dalla devozione delle case antiche.
Riprendiamo, dalle case alte del paese, il cammino e, seguendo le indicazioni,
incamminiamoci sulla mulattiera che riporta, per
via
diversa e più tranquilla (direzione est) al tracciolino. Presso
l'ultima casa del paese, poco prima del cimitero, troviamo un grande
masso nel quale è scavato un avello celtico, che testimonia un'antichissima
colonizzazione del paese. Una leggenda lega questo avello alla prodigiosa,
tremenda e vittoriosa lotta del cavaliere San Giorgio contro il dragone,
che incarnava le forze del male. Superati il cimitero (anch’esso
davvero singolare, posto, com’è, sotto un enorme masso)
ed un bel bosco di betulle, intercettiamo di nuovo il tracciolino, che
dobbiamo percorrere, per un brevissimo tratto, in senso contrario, cioè
verso sinistra, prima di incontrare la segnalazione della partenza del
sentiero che dovremo seguire per salire alla forcella di Revelaso.
Si tratta di una freccia bianca contornata di rosso, posta, insieme
con la targa gialla del Sentiero Life, su un masso a lato del tracciolino,
nei pressi di un traliccio. Se abbiamo scelto di non effettuare il fuori-programma
della discesa a S. Giorgio giungiamo, invece, fin qui più comodamente
seguendo il tracciolino, che attraversa il vallone di Revelaso e propone
un tratto nel quale dobbiamo prestare attenzione, perché esposto
alla caduta di massi.
Dobbiamo, ora, lasciare il tracciolino ed iniziare a salire sul sentiero
che, tagliando il fianco meridionale dell’aspro vallone
di Revelaso (o Val Revelàs, che scende dalla parete
meridionale del Sasso Manduino), ci porta alla forcella (o forcola)
di Frasnedo, l’unica porta naturale fra Val Codera e Valle dei
Ratti. Un sentiero davvero suggestivo, che non è segnato, se
non nella
prima
parte, neppure sulla carta IGM. Cominciamo, dunque, a salire, in un
bosco di betulle, sempre accompagnati dall’assidua e graditissima
compagnia dei segnavia bianco-rossi, superando un valloncello e raggiungendo
una prima baita solitaria (località Alla Valle, m. 1051). Procedendo
in direzione est, il sentiero aggira una formazione rocciosa (il tratto
è attrezzato da corde fisse ed allargato con dei tronchi), che
precede un secondo e più marcato vallone. I tratti esposti della
discesa nel vallone e della successiva risalita sono anch’essi
protetti da corde fisse.
Raggiunti lidi più tranquilli, proseguiamo fino ad incontrare
una radura con due nuove baite, quasi nascoste nel cuore del bosco (m.
1192). Attraversiamo, nella successiva salita, una bella pineta, con
diversi tornanti, fino a raggiungere il limite inferiore dell’ultimo
e più aspro tratto, dove la pendenza si fa più accentuata
e la traccia più debole. Il sentiero, ora, serpeggia fra l’erba,
che minaccia sempre di mangiarselo di nuovo (dico di nuovo perché
è stato appena pulito nel luglio del 2006; se, però, non
vi saranno interventi successivi, prima o poi sarà sommerso dall’erba).
Cominciamo ad intuire ed intravedere la meta, costituita dalla sella
posta sulla verticale della direttrice di salita. Alla nostra destra
sta un aspro fianco roccioso, che mette
paura solo a guardarlo. Qualche larice stroncato dai fulmini rende l’atmosfera
ancora più inquietante. L’ultimo tratto della salita è
anche il più faticoso, perché la pendenza si fa davvero
notevole; qualche sosta si impone e, guardando alle spalle, riconosciamo
le case di Cola (voce dialettale che significa colle, vetta), dominate dall’affilata punta Redescala (m. 2304).
I radi larici sparsi lungo il pendio sembrano mostrarci tutta la loro
solidarietà.
Alla fine, non senza aver pagato un copioso tributo di sudore al severo
vallone, nelle due ore di salita di salita, siamo alla sospirata
forcella
di Frasnedo (m. 1662), dove il cartello giallo del Sentiero
Life sembra sorriderci, congratulandosi con noi per la perseveranza.
760 metri circa di dislivello dividono il tracciolino dalla forcella,
non uno scherzo! Ora il dado è tratto: col piede sinistro siamo
ancora in Val Codera, con quello destro già in valle dei Ratti
(o viceversa). Nessun roditore in vista: la valle, infatti, deve il
suo nome alla nobile famiglia comasca dei Ratti, che, in passato, ne
possedevano tutti gli alpeggi. Una valle che ci mostra il suo versante
meridionale, ricco di boschi e di alpeggi. Una tranquilla discesa in
scenari più gentili ci attende. Nel primo tratto effettuiamo
un lungo traverso a destra, restando poco al di sotto del crinale, che
propone, qui, lo spettacolo un po’ desolante di diversi scheletri
di larice. Nel traverso attraversiamo un corpo franoso e, dopo aver
gettato un’ultima occhiata al lago di Mezzola, entriamo in un
bel bosco, intervallato da amene radure. Il sentiero comincia a scendere,
rimanendo approssimativamente sul crinale
fra Valle dei Ratti e Vallone di Revelaso, in direzione sud-ovest. Poi,
appena prima di una bella radura panoramica, sul tronco di un grande
faggio troviamo
una ben visibile freccia che segnala il cambiamento di direzione, verso
sinistra. Una seconda segnalazione di deviazione si trova, sempre in
bella evidenza, su un masso. Inizia una discesa più decisa, che
termina alla parte alta di Frasnedo.
Due i sentieri praticabili e segnalati dai segnavia bianco-rossi. Suggerisco
quello che sta più a destra, leggermente più in basso:
lo si trova scendendo per un tratto quasi in diagonale verso sinistra
(qui la traccia di sentiero è piuttosto incerta), fino a trovare,
aiutati
dai
segnavia, un sentiero marcato, che prosegue scendendo verso sinistra.
Su un masso troviamo anche il rassicurante quadratino azzurro con il
logo del progetto Life. Poco sotto, passiamo a valle di uno splendido
bosco di radi larici, che lasciano filtrare abbondante la luce del sole
che si stende, con un effetto di rara suggestione, su un tappeto di
felci. Difficile trattenere la tentazione di fermarsi e guardare.
Poi, superata una piccola radura, affrontiamo l’ultimo tratto,
che ci porta a monte delle case più alte di Frasnedo,
appena sopra la chiesetta dedicata alla Madonna delle Nevi (m. 1287).
In breve siamo al sagrato della chiesetta, sulla cui facciata, fra i
santi Rocco ed Antonio, si legge una dedicazione in latino, dalla quale
ricaviamo che il popolo di Frasnedo la fece erigere nel 1686 a perpetua
memoria dell’apparizione di fiori fra le nevi. La chiesetta è
posta in posizione rialzata, rispetto al corpo centrale
del paese. Paese simpatico davvero, Frasnedo, che si anima di vita nella
stagione estiva, nonostante i villeggianti debbano salire fin quassù
da Verceia con un’ora e mezza buona di cammino, in quanto la strada
carrozzabile non accede alla valle, ma si ferma ad una quota approssimativa
di 600 metri. È questo, come già detto, il motivo principale
che ha conservato alla valle un volto antico, pressoché intatto.

Termina qui la seconda tappa: il pernottamento si effettua presso il rifugio Frasnedo, aperto, il 10 maggio 2010. Per informazioni si possono chiamare Elda 3336266504, Martin 331 9714350, Livio 338 4469448, l'ufficio comunale di Verceia tel./fax. 0343 39503
(sempre per acquisire informazioni: info@rifugiofrasnedo.it;
sito web: www.rifugiofrasnedo.it).
Il rifugio è posto all’uscita
del paese in direzione dell’alta valle (la pista passa sotto la
chiesa), nell’edificio posto poco oltre il punto d’arrivo
della teleferica. Se si è grandi camminatori è anche possibile anticipare il “tappone ammazzagambe”,
comunque previsto per la terza giornata, a questa seconda giornata,
proseguendo nella salita al bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza; cfr. presentazione della
terza giornata).
Se tutto va bene, invece, ecco il saldo della giornata: abbiamo superato
circa 900 metri di dislivello (fuori-programma esclusi: questi portano
il dislivello complessivo a circa 1200 metri), in 6 ore approssimative
(o 7, con i fuori-programma); lo sviluppo complessivo, infine, è
di circa 13 km.
Chi volesse ulteriori informazioni o aggiornamenti,
può rivolgersi all’ERSAF, a Morbegno (SO), tel. 02 67404.581,
fax 02 67404.599, oppure all’Infopoint ERSAF, tel. 02-67404451
o 02-67404580; può anche scrivere a oscar.buratta@ersaf.lombardia.it,
oppure a life@ersaf.lombardia.it.
Risulta utile anche la consultazione del sito Internet www.lifereticnet.it/italiano/home.htm

Ricordiamo, infine, che è anche possibile salire direttamente a Frasnedo da Verceia: una strada-pista sterrata ha raggiunto al momento la Motta (m. 850 circa). la pista agro-silvo-pastorale è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati, ma è possibile acquistare il permesso di transito giornaliero nei bar Val di Ratt, Pinki, Milky, Circolo "Al Sert"; presso gli uffici Comunali (tel. 0343 44137; www.comune.verceia.so.it) è possibile anche acquistare un permesso annuale. Dalla pista (destinata a proseguire verso Frasnedo) si imbocca la mulattiera che, tagliato il Tracciolino, si affaccia alla media Valle dei Ratti e porta, infine, a Frasnedo (tempo di percorrenza: un'ora e mezza circa).